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giovedì 12 settembre 2013

AMEDEO D'AOSTA METTE ALL'ASTA ARREDI DIPINTI E ARGENTI DELLA SUA RESIDENZA DI SAN ROCCO


La notizia sta facendo il giro di tutti i circoli monarchici e degli ambienti aristocratici italiani sollevando non poche critiche. Il duca Amedeo di Savoia-Aosta mette all’asta da Bolaffi gran parte degli arredi della sua residenza San Rocco di Castiglion Fibocchi in Toscana. Infatti gli appassionati di storia sabauda hanno già da tempo la data bloccata. L’appuntamento è per il 25 settembre in via Cavour 17 nella Sala Bolaffi, due giorni prima del 70° genetliaco del principe, erede potenziale al trono d’Italia. Il catalogo online si può sfogliare sul sito www.bolaffi.it, e-mail aste@bolaffi.it
Il duca Amedeo nella sua residenza del Borro (1985) ora dei Ferragamo.
La base d’asta complessiva è di 850mila euro per circa 600 lotti, ma il cuore dell’incanto sarà rappresentato dai beni di “S.A.R. il principe Amedeo di Savoia, Duca di Aosta”, circa 300 oggetti di ottima qualità tra argenti, ceramiche, libri, dipinti, arredi dal XVI al XX secolo.
Prezzi per tutti i gusti: dalla sedia a dondolo America in mogano (stima da 200 euro) allo scrittoio stile Impero (400), dal pesce mobile in metallo argentato (100) a due aironi in porcellana (Cina XVIII sec. 5000 euro), poi un gruppo di 18 libretti di teatro e 4 partiture musicali (200), 12 ventagli in carta e legno (120 euro), piede d’elefante cacciato da Elena d’Orlèans, moglie del duca Emanuele Filiberto (350 euro), fino ad arrivare ai ritratti degli avi sabaudi: Amedeo IX, Carlo Emanuele I, Vittorio Amedeo II, Eugenio di Savoia.
Insomma oli su tela ma anche oggetti di uso quotidiano con gli emblemi di casa Savoia e delle famiglie reali europee imparentate, come il servizio da tavola di trecento pezzi della fine dell’Ottocento (base 10 mila euro) o la brocca d’argento con le armi di Olga Kostantinovna Romanova, moglie di Giorgio I di Grecia (base 3 mila).
La scelta della casa d’aste di via Cavour pare azzeccata perché Torino è ancora un città legata sentimentalmente ai Savoia e – dati i tempi di crisi – come ha sottolineato l’amministratore delegato Giulio Filippo Bolaffi «i prezzi di partenza sono decisamente competitivi, perché sarà il mercato a decretare il giusto valore degli oggetti proposti».
Alle critiche dei monarchici amareggiati che vedono in questo gesto anche una delegittimazione del duca, qualcuno mormora addirittura “fossi in Vittorio Emanuele, parteciperei all'asta per comperare quei beni... umiliando Amedeo” oppure “Amedeo d’Aosta è alla frutta, si vende le bomboniere!”, risponde il duca “Certi pezzi non li venderò mai. Non capisco però certi malumori. I tempi sono cambiati” e replica la contessa Olghina di Robilant: “Non credo vi sia niente di così drammatico nella notizia. Hanno semplicemente bisogno di soldi. Maria Gabriella ha fatto lo stesso da Christie's qualche anno fa, e pari dicasi per il 90% delle famiglie Reali per non parlare dei Romanov. Leggo sempre la rivista francese "Point de Vue" e quasi ogni settimana vi sono esposti beni di famiglie reali che vendono oggetti di casa in aste. Anche gli inglesi se per questo. Troppa roba da gestire e mantenere in tempi di crisi economica. La legittimità del capo di Casa Savoia non può essere messa in dubbio per questo” (vgc)

giovedì 23 maggio 2013

DIMORE STORICHE TRA PIEMONTE E SAVOIA. Convegno con studiosi francesi e italiani all'Archivio di Stato


Nell’ambito del programma “Torino incontra la Francia” l’Associazione Dimore Storiche Italiane, sezione Piemonte e Valle d'Aosta, promuove il 25 maggio, dalle 10 alle 13, in piazzetta Mollino (Sala Conferenze dell'Archivio di Stato di Torino) un convegno di studi per analizzare rapporti e legami tra Piemonte e Savoia, le due regioni che formavano fino a 150 anni orsono un solo stato, il Regno di Sardegna. Nel corso della mattinata verranno evidenziati legami famigliari, oggetti, documenti che trovano concreta conservazione oggi in molti palazzi e castelli della nostra regione. Tra gli interventi e i saluti: Fabrizio Folonari, Edith Ravaux, Frederic Bouilleux, Hervè de Lacotte, Pietro Passerin d’Entrèves, Marco Carassi, Silvia Cavicchioli, Paola Casana, Edoardo Greppi e Tomaso Ricardi di Netro (info tel. 011 8129495). vgc
Il castello Roero sulla collina di Guarene (Alba).
Il maniero di Montemagno nell'Astigiano

mercoledì 24 aprile 2013

UN CAPOLAVORO DI PIETRO PIFFETTI TORNA A TORINO DA NEW YORK


Da New York a Torino, ritorna a casa un prezioso cofano-forte su tavolino realizzato dall’ebanista di Corte Pietro Piffetti. L’ha acquistato all’asta newyorkese di Sotheby’s la fondazione Accorsi-Ometto per la cifra di 170mila dollari (circa 130mila €) facendo un regalo di straordinaria portata per la cultura di Torino e del Piemonte. Con un certo orgoglio l’ha presentato alla stampa il presidente Giulio Ometto sottolineando che “l’acquisto di questo nuovo ed inedito gioiello dell’ebanisteria piemontese non arricchisce solo il nostro museo, ma anche il patrimonio storico-artistico di tutta l’Italia”. Accanto a lui lo storico dell’arte Luca Mana e Massimo Ravera, del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, che ne curerà il restauro indagando modi, tecniche e materiali usati da Piffetti. Dal 12 settembre fino a gennaio 2014 il pubblico potrà ammirarlo insieme ad altre legnose preziosità in una mostra appositamente allestita nei palazzi Accorsi e Lascaris.
Il cofano-forte acquisito dalla Fondazione Accorsi prima del restauro.
            Chi è Pietro Piffetti (1701-1777)? E’ certamente il più grande ebanista a livello europeo anche se per i francesi è alla pari con Charles Boulle. Nelle sue creazioni il gusto francese si fonde mirabilmente con l’abilità olandese dell’intarsio, il tutto portato all’eccesso con il grande uso di molti materiali, dalla madreperla alla tartaruga, dall’avorio alle pietre semi-preziose e a tutta una serie di legni rari per gli intarsi, ebano, bosso, palissandro, pero e molti altri ancora dei 68 tipi di legno reperibili, all'epoca, in Piemonte e in Savoia. La produzione è varia: manici dei bastoni, scalette, sgabelli, tavolini, scansie, piedestalli, scatole, crocefissi e naturalmente la serie di scrivanie, trumeaux, comò, pregadio. Lo scrigno acquisito dalla Fondazione Accorsi era forse il capriccio di una regina o di una principessa sabauda. Faceva parte di un corredo da toilette per contenere gioielli, parrucche, essenze preziose… Non si sa chi l’ha messa all’asta, ma la provenienza dal Messico fa pensare a Maria Beatrice di Savoia, figlia di re Umberto II. Molto probabilmente il cofano-forte venne caricato sul treno che nel 1947 portò da Torino a Cascais mobili e oggetti al sovrano esiliato. Fu una cortesia del presidente “galantuomo” Luigi Einaudi (vgc)

mercoledì 17 aprile 2013

"IMMAGINE PER IL PIEMONTE": un'Associazione viva che guarda lontano.


«Per l’onore del Piemonte di oggi, nella consapevole memoria di quello di ieri e nella fattiva promozione di quello di domani» con il presidente Vittorio G. Cardinali
(Gina Zammiello 15. 04.2013)
TORINO – Una passione coltivata sui banchi di scuola. L’arte e la storia del Piemonte non hanno mai smesso di affascinare, allora come oggi, Vittorio G. Cardinali, giornalista, scrittore e presidente dell’associazione culturale «Immagine per il Piemonte». Già a vent’anni muove i primi passi nella collaborazione ad associazioni e periodici piemontesi che lo porteranno a crescere, farsi stimare e una decina di anni più tardi, nel 1992, avviare un progetto culturale di ricerca e di promozione degli aspetti peculiari  della capitale sabauda e del territorio piemontese, creando l’associazione “Immagine per il Piemonte”, onlus dal 2008.  
Aperta al dialogo e al dibattito fra i soci e altre realtà associative, Immagine, che non ha alcuna finalità di tipo economico e politico, continua nel proprio lavoro di migliorare l’immagine della Regione. Come farlo? «Cercando di intuire, analizzare quali aspetti e tradizioni suscitino ancora interesse nell’animo dei piemontesi», spiega Cardinali. È recente la presentazione del volume sulle origini dei Monti di Pietà (Effatà) di Nicola Di Mauro, all’istituto Missioni della Consolata, mentre è in itinere il ciclo di lezioni sulla storia dei Capi di Stato nei 150 anni dell’unità d’Italia.  Al passo coi tempi, tutte le iniziative e le scoperte e novità storiche con cui condividere commenti sono su Facebook (http://it-it.facebook.com/pages/ASSOCIAZIONE-IMMAGINE-per-il-PIEMONTE-onlus/126988137338201?sk=info )

Non solo storia, arte, letteratura, tradizioni e musica, ma anche turismo e viaggi  sono  gli argomenti proposti a  soci e simpatizzanti. Promuove, inoltre, incontri di altre realtà associative locali ed organizza convegni di studi nazionali.  
Un fiore all’occhiello è la biblioteca, aperta al pubblico, che ha visto crescere in grande misura il proprio patrimonio e conta oggi 6mila volumi e quasi 800 periodici. Dal 2001 è nella sede dell’Associazione di via Legnano 2/b a Torino.
Dal 1995 «Immagine per il Piemonte» conferisce annualmente il Premio di Cultura “L’Arcangelo” ad associazioni, enti o a personaggi che si siano distinti nella loro attività ispirandosi a quei valori che il presidente Cardinali vede «nell’onore del Piemonte di oggi, nella consapevole memoria di quello di ieri e nella fattiva promozione di quello di domani». Il 13 dicembre scorso il riconoscimento è andato al professor Aldo A. Mola, quale “storico e ricercatore insigne, di nascita e formazione piemontese, assurgeva ai più alti livelli della considerazione nazionale ed internazionale, per l’instancabile opera di saggistica storica, sempre rigorosamente testimoniata dalle fonti documentali…”. 

mercoledì 13 marzo 2013

SAN PIO V UNICO PAPA PIEMONTESE NELLA STORIA

Con l'elezione del nuovo Papa Francesco I - di origini piemontesi - torna d'attualità la storia dell'unico papa piemontese della storia: san Pio V da Bosco Marengo.

San Pio V, unico papa piemontese, nato a Bosco Marengo il 17 gennaio 1504, eletto papa il 7 gennaio 1566, defunto il 1° maggio 1572 e proclamato santo il 22 maggio 1712. Ecco le tappe salienti della sua biografia: dall’umile nascita all’ingresso nell’Ordine Domenicano; dal rigoroso impegno inquisitoriale, prima a Como e poi direttamente a Roma con la carica di Sommo Inquisitore; dall’elevazione al cardinalato alla sua nomina nel 1560 alla guida della diocesi di Mondovì; dal pontificato, caratterizzato da una dura repressione ereticale e dalla vittoria nella battaglia di Lepanto nel 1571 fino alla sua morte in odore di santità.
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Antonio Michele Ghislieri (Bosco Marengo, Alessandria 1504-Roma 1572), di famiglia modesta, nel 1518, entra nell'ordine domenicano e completa gli studi a Bologna. Viene ordinato sacerdote nel 1528, quindi è lettore di teologia a Genova e a Pavia. A Pavia è commissario dell'inquisizione e poi inquisitore a Como e Bergamo. Divenuto papa il cardinale Carafa (Paolo IV) lo vuole membro della commissione per la riforma della curia. Nel 1556 è nominato vescovo di Sutri e Nepi. Nel ’57 ottiene la berretta cardinalizia e l’anno dopo è grande inquisitore. Con papa Pio IV viene dimenticato dal 1559 al 1565. E’ sempre inquisitore e riorganizza l'episcopato di Mondovì.
Nel 1566 è eletto papa, grazie all'accordo dei cardinali Borromeo e Farnese. Nemico acerrimo della simonia e del nepotismo, applica i dettami tridentini che fa diffondere ovunque, anche nelle colonie dell'America Latina e della portoghese Goa. Pretende da vescovi e parroci il rispetto dell'obbligo della residenza, promuove la pubblicazione del Catechismo romano e del Breviarium Romanum e del Missale Romanum, insedia una commissione per la revisione della Vulgata, sceglie oculatamente vescovi e cardinali, fissa le competenze della penitenzieria apostolica e istituisce la «Congragzione dell'Indice», accentua il rigore inquisitorio che ha in Pietro Carnesecchi e in Aonio Paleario le sue vittime più illustri. Avverso, in maniera ossessiva al protestantesimo, favorisce la fazione dei Guisa in Francia, loda le truci carneficine del duca d'Alba nei Paesi Bassi (1570) scomunica la regina Elisabetta, esonerando altresì i cattolici inglesi dell'obbligo di fedeltà al sovrano. In urto con Filippo II e Massimiliano II, si ostina a esortare i principi cattolici alla concordia per lo sterminio dell'eresia. Nel 1571 la lega antiturca non riesce ad approfittare della clamorosa vittoria riportata a Lepanto. Pio V muore nel 1572.
Curiosità della cucina dei Papi rinascimentali
Il cuoco Bartolomeo Scappi inizia la sua attività il 1540 e il 1570. Ha scritto un manuale di cucina dal titolo "Opera dell’arte del cucinare" diviso in sei volumi che per la presentazione e la comprensibilità costituisce un esempio dell’eleganza dell’alto Rinascimento. In questo libro vi sono illustrazioni vivaci e scrupolose per una cucina ideale fornita di tutto ciò che è indispensabile a un cuoco provetto. Scappi è stato senza dubbio, un uomo istruito e sembra che sia stato cuoco segreto di Papa Pio V e non si dimentichi pure del cardinale Campeggio in quanto descrive un banchetto dato in onore del Sacro Romano Imperatore Carlo V, che il Cardinale conosceva bene. Alla morte del questo cardinale, Scappi né servi molti altri fino al conclave che nel 1564 proclama papa Pio IV, un lombardo amante della buona cucina, famoso per le cosce di rana fritte con aglio e prezzemolo. Nel 1566 prepara il banchetto per l’intronizzazione di Pio IV e ne fa un resoconto completo. Scappi nei suoi capitoli tratta di tutto ciò che è alimentare e in più anche diete per malati. Apprezza molto le marinate ed è esperto in stufati e bagnomaria. È anche il primo cuoco europeo ad esplorare l’arte della pasticceria.
Si è molto interessato agli aspetti scientifici del cibo, e la sua esperienza con papi anziani (Pio IV soffriva di disturbi digestivi) lo rese particolarmente attento ai problemi sanitari. Oltre ai pasticci tipicamente italiani e alla pasticceria, un’altra caratteristica a questo cuoco, è il suo amore per i latticini e per la carne di vitello e i salumi. Molti suoi piatti prendono il nome da città italiane, famose per la buona tavola, ha lasciato anche ricette internazionali. È stato il primo a far conoscere quell’aggeggio a due denti, rozzo, chiamata forchetta che a quei tempi serviva a scavalcare i voluminosi collari a gorgiera dell’epoca.

lunedì 4 marzo 2013

IN ATTESA DEL 12° PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA


In attesa della nomina del 12° Presidente della Repubblica, l’Associazione Immagine per il Piemonte propone il corso “DAI RE AI PRESIDENTI: 150 anni di Capi di Stato in Italia. Grandi segreti e piccole virtù di 4 Re e 11 Presidenti raccontati da vicino” suddiviso in 8 lezioni di storia da marzo a giugno 2013 presso la Sala Principe Eugenio dell’Associazione, in via Legnano 2/b a Torino. Info: 345 0536937 – info@immagineperilpiemonte.it
I Capi di Stato dell’Italia sono stati finora 15: quattro Re e undici Presidenti della Repubblica. Da Umberto dalle bianche mani a Umberto II, la millenaria storia delle dinastia che ha fatto l’Italia registra i sovrani come capi morali degli italiani. Dal nascita del Regno (marzo 1861) la loro storia si confuse con quella del Risorgimento italiano. La monarchia sabauda svolse, durante questo periodo, anche una funzione di mediatrice tra l’Italia e l’Europa e fra gli italiani dei vari Stati ancora poveri di tessuto connettivo, mentre, dopo l’unità, si caratterizzò sempre più come monarchia fondata sul consenso popolare. Durante il Ventennio fascista si addensarono su di essa “nebbie e nubi”: la persona e le funzioni stesse del re furono gradualmente offuscate da quelle del duce nel quadro di una “diarchia” della quale uno degli elementi, il fascismo, conservava l’originaria vocazione repubblicana. Il Regno d’Italia (1861-1946) ebbe vita fino al 2 giugno 1946, data in cui un referendum istituzionale decretò la fine della monarchia e la nascita della repubblica. I sovrani furono 4: Vittorio Emanuele II, Umberto I, Vittorio Emanuele III e Umberto II.

Il primo presidente eletto secondo il dettato della Costituzione fu Luigi Einaudi. Il presidente eletto con il più ampio margine fu Alessandro Pertini che, nel 1978, raggiunse l'83,6% dei consensi (ossia 832 voti su 995). Giovanni Leone fu invece il Presidente che ottenne, nel 1971, il minor numero di consensi: il 52,0% (ossia 518 voti su 996). La sua elezione fu anche la più difficile e lunga della storia repubblicana, in quanto richiese 23 scrutini, protraendo i lavori parlamentari per quasi 25 giorni. Antonio Segni fu il primo presidente a dimettersi anticipatamente, a causa di un ictus. Poi, Giovanni Leone (nel 1978) e Francesco Cossiga (nel 1992), lasceranno in tono polemico pochi mesi prima a causa di contrasti ed incomprensioni con il Parlamento e i media. Enrico De Nicola è l'unico ad aver ricoperto sia l'incarico di Presidente del Senato che della Camera (quest'ultimo ruolo durante il Regno d'Italia). Ricoprì, successivamente, anche il ruolo di Presidente della Corte Costituzionale. Nella sua vita si ritrovò ad essere quindi la prima, la seconda, la terza e la quinta carica dello Stato. Cossiga (insieme a De Nicola) ha ricoperto anche l'incarico di Presidente del Senato, mentre, sempre Enrico De Nicola, Giovanni Gronchi, Giovanni Leone, Alessandro Pertini, Oscar Luigi Scalfaro e Giorgio Napolitano ricoprirono precedentemente anche la carica di presidente della Camera dei Deputati (Cossiga, Gronchi, Leone e Scalfaro vennero eletti proprio mentre ricoprivano la carica di presidente di una delle due Camere). Giuseppe Saragat ricoprì invece la carica di Presidente dell'Assemblea Costituente. Segni, Leone, Cossiga e Ciampi sono gli unici ad aver ricoperto la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri. Leone e Napolitano sono, fino ad oggi, gli unici presidenti che ricoprivano già il ruolo di senatore a vita. Nel mese di maggio 2013 verrà eletto il 12° Presidente della Repubblica Italiana. Come recita l’articolo 83 della Costituzione: “Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All'elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze… L'elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell'assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta”.
Il fattore umano è prevalente, ma è il Palazzo del Quirinale, con le sue vicende e i suoi personaggi, lo scenario spettacolare nel quale si svolgono gli avvenimenti che si vanno trasformando da cronaca in storia. Il Quirinale. Con i suoi undici inquilini, da De Nicola a Napolitano, ha sempre giocato un ruolo cruciale, anche quando è sembrato restare nell’ombra e nel silenzio (vgc).
Cambio della guardia davanti al Palazzo del Presidente della Repubblica.


giovedì 31 gennaio 2013

A SAN MAURO TORINESE NUOVA CASA FAMIGLIA INTITOLATA AL CARDINAL MARTINI


Sulla collina di San Mauro, con un panorama mozzafiato sull’arco alpino, funziona una nuova struttura per anziani dedicata alla figura del cardinal Martini. Si tratta di una casa famiglia nata da un’originale idea da Elvio Faggiano e dalla moglie Gloria, che ha come finalità l’accoglienza e l’assistenza di anziani autosufficienti. Sono stati messi in opera tutti gli accorgimenti e gli strumenti utili a riprodurre un ambiente famigliare in un contesto di comunità. Tutte le camere sono arredate e attrezzate in modo da coniugare funzionalità e buon livello residenziale.
Il complesso della Casa Famiglia card. Martini a San Mauro (foto Armano).
Si trova a poca distanza dal trafficato centro storico, in via IV Novembre 65 (www.casaanzianimartini.it - tel. 011 8973974 - 331 5902662 e-mail: info@casaanzianimartini.it). I lavori della casa progettata da Faggiano, imprenditore residente a San Mauro fin dal 1942, si sono conclusi nell’estate 2012 trasformando quella che è stata per 50 anni la residenza della famiglia in un luogo di accoglienza della terza età moderno e innovativo. Un dettagliato regolamento e carta dei servizi mette in luce tutte le peculiarità della casa famiglia, che prevede all’interno della struttura spazi collettivi ad uso degli ospiti, con un ampio salone per attività culturali e ricreative, cucina e sala da pranzo, bagni ad uso esclusivo, un giardino attrezzato. Si vuole soddisfare al massimo i bisogni degli ospiti prevedendo servizi personalizzati. Insomma un buon modo per far sentire a casa propria chi una propria non ce l’ha più.
La lapide apposta sulla facciata (foto Armano).
Un momento della cerimonia inaugurale (foto Armano).
Una lapide apposta sulla facciata ricorda il giorno della benedizione dell’edificio officiata da don Andrea Pacini, delegato diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso, coadiuvato dal gesuita padre Giuseppe Giordano S.J., rettore della Chiesa dei SS. Martiri, e dal gesuita padre Lorenzo Gilardi, direttore di Villa Santa Croce. All’apertura hanno partecipato: l’ex Sindaco di S. Mauro Giacomo Coggiola, la consorte dell’attuale Sindaco di S. Mauro Ing. Ugo Dallolio, il pittore Ezio Gribaudo con la figlia Paola, l’imprenditore Luciano Trucchi.
E’ stato ricordato Martini come massimo propulsore dell'ecumenismo tra le varie Chiese e confessioni cristiane da parte cattolica, quando sollecitò a Milano la fondazione del Consiglio Ecumenico delle Chiese Cristiane. Al contempo promosse in maniera coraggiosa rispetto al magistero il dialogo tra Cristianesimo ed Ebraismo, segnando in materia una svolta non solo a Milano e in Italia, ma in Europa e in Occidente.
Come ha scritto Ferruccio de Bortoli, direttore de “il Corriere della Sera”: “Carlo Maria Martini sosteneva che la coscienza è “un muscolo che va allenato”, con disciplina, con sacrificio. E dunque le differenze tra chi crede e chi non crede sono assai piccole. Ma chi crede, assicura il cardinale, ha in sé un seme di follia che può capire solo chi la sperimenta”. Parole di buon auspicio per l’avvio della Casa Famiglia per Anziani Carlo Maria Martini di San Mauro, così come una delle frasi più amate dall’arcivescovo di Milano: Pro veritate adversa diligere (“per servire la verità essere pronti ad amare le avversità”). vgc