Sabato 21 settembre nella prestigiosa cornice del Castello di Castellamonte si svolgerà la quarta edizione dei simposi (con ingresso libero) dedicati a Camillo Cavour e Costantino Nigra, due protagonisti del nostro Risorgimento, ideati e organizzati dall'infaticabile Roberto Favero, presidente dell'Associazione Nigra, con la collaborazione del Comune di Castellamonte, della Fondazione Cavour e dell’Associazione Immagine per il Piemonte, in occasione della 53^ edizione della Mostra della Ceramica.
Il tema scelto per il 2013 è particolarmente invogliante: "Curiosità e segreti di storia patria: le verità di Costantino Nigra raccontate nella sua corrispondenza", una raccolta di notizie, sui grandi temi del Risorgimento, raccontate da grandi esperti sulla base di documenti inediti raccolti dal Centro Studi. Aprirà il convegno il giornalista Vittorio G. Cardinali che introdurrà il tema ed i vari relatori con un programma ricco di argomenti di interesse anche per il pubblico più eterogeneo: Nerio Nesi, Presidente della Fondazione Cavour, parlerà dei difficili rapporti tra Cavour e Garibaldi; la giornalista televisiva Barbara Ronchi della Rocca illustrerà il ruolo della Castiglione e di Nigra nella ricerca dell'alleanza con la Francia; la studiosa siciliana Annamaria Falciglia svolgerà l'intrigante tema delle relazioni tra Nigra e l'Imperatrice Eugenia, mentre l'Ambasciatore Massimo Spinetti intratterrà sui rapporti tra Nigra e l'ambasciatore austriaco Metternich nella Vienna della Triplice Alleanza.
Chiuderà i lavori del convegno il Presidente dell'Associazione Nigra Roberto Favero con una panoramica di grande interesse sull'attività di Nigra come Ambasciatore d'Italia nelle grandi capitali europee. Coronamento finale del nutrito pomeriggio di cultura ci sarà lo scoprimento di un busto al bel Costantino, che il ceramista Roberto Perino consegnerà al Centro Studi, e il conferimento di onorificenze ad alcuni benefattori che hanno destinato al Centro alcuni importanti cimeli appartenuti a Costantino Nigra.
Nell'occasione verrà anche presentata l'ultima fatica di Roberto Favero per valorizzare la figura di Costantino Nigra, un volume che raccoglie importanti testimonianze sulla storia del Risorgimento, raccolte da lettere originali e inedite, come si deduce dal titolo: Verità e segreti di storia risorgimentale nella corrispondenza di Costantino Nigra.
Translate
mercoledì 18 settembre 2013
giovedì 12 settembre 2013
AMEDEO D'AOSTA METTE ALL'ASTA ARREDI DIPINTI E ARGENTI DELLA SUA RESIDENZA DI SAN ROCCO

La
notizia sta facendo il giro di tutti i circoli monarchici e degli ambienti
aristocratici italiani sollevando non poche critiche. Il duca Amedeo di Savoia-Aosta
mette all’asta da Bolaffi gran parte degli arredi della sua residenza San Rocco
di Castiglion Fibocchi in Toscana. Infatti gli appassionati di storia sabauda
hanno già da tempo la data bloccata. L’appuntamento è per il 25 settembre in
via Cavour 17 nella Sala Bolaffi, due giorni prima del 70° genetliaco del
principe, erede potenziale al trono d’Italia. Il catalogo online si può
sfogliare sul sito www.bolaffi.it, e-mail aste@bolaffi.it![]() |
| Il duca Amedeo nella sua residenza del Borro (1985) ora dei Ferragamo. |
Prezzi
per tutti i gusti: dalla sedia a dondolo America in mogano (stima da 200 euro)
allo scrittoio stile Impero (400), dal pesce mobile in metallo argentato (100)
a due aironi in porcellana (Cina XVIII sec. 5000 euro), poi un gruppo di 18
libretti di teatro e 4 partiture musicali (200), 12 ventagli in carta e legno
(120 euro), piede d’elefante cacciato da Elena d’Orlèans, moglie del duca
Emanuele Filiberto (350 euro), fino ad arrivare ai ritratti degli avi sabaudi:
Amedeo IX, Carlo Emanuele I, Vittorio Amedeo II, Eugenio di Savoia.
Insomma
oli su tela ma anche oggetti di uso quotidiano con gli emblemi di casa Savoia e
delle famiglie reali europee imparentate, come il servizio da tavola di
trecento pezzi della fine dell’Ottocento (base 10 mila euro) o la brocca
d’argento con le armi di Olga Kostantinovna Romanova, moglie di Giorgio I di
Grecia (base 3 mila).
La scelta della casa d’aste di via Cavour pare azzeccata perché Torino è ancora un città legata sentimentalmente ai Savoia e – dati i tempi di crisi – come ha sottolineato l’amministratore delegato Giulio Filippo Bolaffi «i prezzi di partenza sono decisamente competitivi, perché sarà il mercato a decretare il giusto valore degli oggetti proposti».
La scelta della casa d’aste di via Cavour pare azzeccata perché Torino è ancora un città legata sentimentalmente ai Savoia e – dati i tempi di crisi – come ha sottolineato l’amministratore delegato Giulio Filippo Bolaffi «i prezzi di partenza sono decisamente competitivi, perché sarà il mercato a decretare il giusto valore degli oggetti proposti».
Alle critiche
dei monarchici amareggiati che vedono in questo gesto anche una delegittimazione
del duca, qualcuno mormora addirittura “fossi in Vittorio Emanuele, parteciperei
all'asta per comperare quei beni... umiliando Amedeo” oppure “Amedeo d’Aosta è
alla frutta, si vende le bomboniere!”, risponde il duca “Certi pezzi non li
venderò mai. Non capisco però certi malumori. I tempi sono cambiati” e replica
la contessa Olghina di Robilant: “Non credo vi sia niente di così drammatico
nella notizia. Hanno semplicemente bisogno di soldi. Maria Gabriella ha fatto
lo stesso da Christie's qualche anno fa, e pari dicasi per il 90% delle
famiglie Reali per non parlare dei Romanov. Leggo sempre la rivista francese
"Point de Vue" e quasi ogni settimana vi sono esposti beni di
famiglie reali che vendono oggetti di casa in aste. Anche gli inglesi se per
questo. Troppa roba da gestire e mantenere in tempi di crisi economica. La
legittimità del capo di Casa Savoia non può essere messa in dubbio per questo” (vgc)
giovedì 23 maggio 2013
DIMORE STORICHE TRA PIEMONTE E SAVOIA. Convegno con studiosi francesi e italiani all'Archivio di Stato
Nell’ambito
del programma “Torino incontra la Francia” l’Associazione Dimore Storiche
Italiane, sezione Piemonte e Valle d'Aosta, promuove il 25 maggio, dalle 10 alle 13, in piazzetta
Mollino (Sala Conferenze dell'Archivio di Stato di Torino) un convegno di studi per analizzare rapporti e
legami tra Piemonte e Savoia, le due regioni che formavano fino a 150 anni
orsono un solo stato, il Regno di Sardegna. Nel corso della mattinata verranno evidenziati legami famigliari, oggetti, documenti che trovano concreta conservazione oggi in molti
palazzi e castelli della nostra regione. Tra gli interventi e i saluti: Fabrizio Folonari, Edith
Ravaux, Frederic Bouilleux, Hervè de Lacotte, Pietro Passerin d’Entrèves, Marco
Carassi, Silvia Cavicchioli, Paola Casana, Edoardo Greppi e Tomaso Ricardi di
Netro (info tel. 011 8129495). vgc
![]() |
| Il castello Roero sulla collina di Guarene (Alba). |
![]() |
| Il maniero di Montemagno nell'Astigiano |
mercoledì 24 aprile 2013
UN CAPOLAVORO DI PIETRO PIFFETTI TORNA A TORINO DA NEW YORK
Da
New York a Torino, ritorna a casa un prezioso cofano-forte su tavolino realizzato
dall’ebanista di Corte Pietro Piffetti. L’ha acquistato all’asta newyorkese di
Sotheby’s la fondazione Accorsi-Ometto per la cifra di 170mila dollari (circa
130mila €) facendo un regalo di straordinaria portata per la cultura di Torino
e del Piemonte. Con un certo orgoglio l’ha presentato alla stampa il presidente
Giulio Ometto sottolineando che “l’acquisto di questo nuovo ed inedito gioiello
dell’ebanisteria piemontese non arricchisce solo il nostro museo, ma anche il
patrimonio storico-artistico di tutta l’Italia”. Accanto a lui lo storico
dell’arte Luca Mana e Massimo Ravera, del Centro Conservazione e Restauro La
Venaria Reale, che ne curerà il restauro indagando modi, tecniche e materiali
usati da Piffetti. Dal 12 settembre fino a gennaio 2014 il pubblico potrà ammirarlo
insieme ad altre legnose preziosità in una mostra appositamente allestita nei
palazzi Accorsi e Lascaris.
![]() |
| Il cofano-forte acquisito dalla Fondazione Accorsi prima del restauro. |
Chi è Pietro Piffetti (1701-1777)? E’
certamente il più grande ebanista a livello europeo anche se per i francesi è
alla pari con Charles Boulle. Nelle sue creazioni il gusto francese si fonde
mirabilmente con l’abilità olandese dell’intarsio, il tutto portato all’eccesso
con il grande uso di molti materiali, dalla madreperla alla tartaruga,
dall’avorio alle pietre semi-preziose e a tutta una serie di legni rari per gli
intarsi, ebano, bosso, palissandro, pero e molti altri ancora dei 68 tipi di
legno reperibili, all'epoca, in Piemonte e in Savoia. La produzione è varia:
manici dei bastoni, scalette, sgabelli, tavolini, scansie, piedestalli,
scatole, crocefissi e naturalmente la serie di scrivanie, trumeaux, comò,
pregadio. Lo scrigno acquisito dalla Fondazione Accorsi era forse il capriccio
di una regina o di una principessa sabauda. Faceva parte di un corredo da
toilette per contenere gioielli, parrucche, essenze preziose… Non si sa chi
l’ha messa all’asta, ma la provenienza dal Messico fa pensare a Maria Beatrice
di Savoia, figlia di re Umberto II. Molto probabilmente il cofano-forte venne
caricato sul treno che nel 1947 portò da Torino a Cascais mobili e oggetti al
sovrano esiliato. Fu una cortesia del presidente “galantuomo” Luigi Einaudi (vgc)
mercoledì 17 aprile 2013
"IMMAGINE PER IL PIEMONTE": un'Associazione viva che guarda lontano.
«Per
l’onore del Piemonte di oggi, nella consapevole memoria di quello di ieri e
nella fattiva promozione di quello di domani» con il presidente Vittorio G.
Cardinali
(Gina
Zammiello 15. 04.2013)
TORINO
– Una
passione coltivata sui banchi di scuola. L’arte e la storia del Piemonte non
hanno mai smesso di affascinare, allora come oggi, Vittorio G. Cardinali,
giornalista, scrittore e presidente dell’associazione culturale «Immagine per
il Piemonte». Già a vent’anni muove i primi passi nella collaborazione ad associazioni
e periodici piemontesi che lo porteranno a crescere, farsi stimare e una decina
di anni più tardi, nel 1992, avviare un progetto culturale di ricerca e di
promozione degli aspetti peculiari della
capitale sabauda e del territorio piemontese, creando l’associazione “Immagine per il Piemonte”, onlus dal
2008.
Aperta al dialogo e al
dibattito fra i soci e altre realtà associative, Immagine, che non ha alcuna finalità di tipo economico e politico, continua
nel proprio lavoro di migliorare l’immagine della Regione. Come farlo? «Cercando di intuire, analizzare quali
aspetti e tradizioni suscitino ancora interesse nell’animo dei piemontesi», spiega
Cardinali. È recente la presentazione del volume sulle origini dei Monti di
Pietà (Effatà) di Nicola Di Mauro, all’istituto Missioni della Consolata,
mentre è in itinere il ciclo di lezioni sulla storia dei Capi di Stato nei 150
anni dell’unità d’Italia. Al passo coi
tempi, tutte le iniziative e le scoperte e novità storiche con cui condividere
commenti sono su Facebook (http://it-it.facebook.com/pages/ASSOCIAZIONE-IMMAGINE-per-il-PIEMONTE-onlus/126988137338201?sk=info
)
Non solo storia, arte,
letteratura, tradizioni e musica, ma anche turismo e viaggi sono gli argomenti proposti a soci e simpatizzanti. Promuove, inoltre,
incontri di altre realtà associative locali ed organizza convegni di studi
nazionali.
Un fiore all’occhiello è la
biblioteca, aperta al pubblico, che ha visto crescere in grande misura il proprio
patrimonio e conta oggi 6mila volumi e quasi 800 periodici. Dal
2001 è nella sede dell’Associazione di via Legnano 2/b a Torino.
Dal 1995 «Immagine per il
Piemonte» conferisce annualmente il Premio di Cultura “L’Arcangelo” ad associazioni, enti o a personaggi che si siano
distinti nella loro attività ispirandosi a quei valori che il presidente Cardinali
vede «nell’onore del Piemonte di oggi,
nella consapevole memoria di quello di ieri e nella fattiva promozione di
quello di domani». Il 13 dicembre scorso il riconoscimento è andato al
professor Aldo A. Mola, quale “storico e ricercatore insigne, di nascita e
formazione piemontese, assurgeva ai più alti livelli della considerazione
nazionale ed internazionale, per l’instancabile opera di saggistica storica,
sempre rigorosamente testimoniata dalle fonti documentali…”.
mercoledì 13 marzo 2013
SAN PIO V UNICO PAPA PIEMONTESE NELLA STORIA
Con l'elezione del nuovo Papa Francesco I - di origini piemontesi - torna d'attualità la storia dell'unico papa piemontese della storia: san Pio V da Bosco Marengo.
San Pio V, unico
papa piemontese, nato a Bosco Marengo il 17 gennaio 1504, eletto papa il 7
gennaio 1566, defunto il 1° maggio 1572 e proclamato santo il 22 maggio 1712. Ecco
le tappe salienti della sua biografia: dall’umile nascita all’ingresso
nell’Ordine Domenicano; dal rigoroso impegno inquisitoriale, prima a Como e poi
direttamente a Roma con la carica di Sommo Inquisitore; dall’elevazione al
cardinalato alla sua nomina nel 1560 alla guida della diocesi di Mondovì; dal
pontificato, caratterizzato da una dura repressione ereticale e dalla vittoria
nella battaglia di Lepanto nel 1571 fino alla sua morte in odore di santità.
lllll
Antonio Michele Ghislieri (Bosco Marengo, Alessandria 1504-Roma 1572), di famiglia
modesta, nel 1518, entra nell'ordine domenicano e completa gli studi a Bologna.
Viene ordinato sacerdote nel 1528, quindi è lettore di teologia a Genova e a
Pavia. A Pavia è commissario dell'inquisizione e poi inquisitore a Como e
Bergamo. Divenuto papa il cardinale Carafa (Paolo IV) lo vuole membro della
commissione per la riforma della curia. Nel 1556 è nominato vescovo di Sutri e
Nepi. Nel ’57 ottiene la berretta cardinalizia e l’anno dopo è grande
inquisitore. Con papa Pio IV viene dimenticato dal 1559 al 1565. E’ sempre
inquisitore e riorganizza l'episcopato di Mondovì.
Nel 1566 è eletto papa, grazie
all'accordo dei cardinali Borromeo e Farnese. Nemico acerrimo della simonia e
del nepotismo, applica i dettami tridentini che fa diffondere ovunque, anche
nelle colonie dell'America Latina e della portoghese Goa. Pretende da vescovi e
parroci il rispetto dell'obbligo della residenza, promuove la pubblicazione del
Catechismo romano e del Breviarium Romanum e del Missale Romanum, insedia una
commissione per la revisione della Vulgata, sceglie oculatamente vescovi e
cardinali, fissa le competenze della penitenzieria apostolica e istituisce la
«Congragzione dell'Indice», accentua il rigore inquisitorio che ha in Pietro
Carnesecchi e in Aonio Paleario le sue vittime più illustri. Avverso, in
maniera ossessiva al protestantesimo, favorisce la fazione dei Guisa in
Francia, loda le truci carneficine del duca d'Alba nei Paesi Bassi (1570) scomunica
la regina Elisabetta, esonerando altresì i cattolici inglesi dell'obbligo di
fedeltà al sovrano. In urto con Filippo II e Massimiliano II, si ostina a
esortare i principi cattolici alla concordia per lo sterminio dell'eresia.
Nel 1571 la lega antiturca non riesce ad approfittare della clamorosa vittoria
riportata a Lepanto. Pio V muore nel 1572.
Curiosità della cucina dei Papi rinascimentali
Il cuoco Bartolomeo Scappi inizia
la sua attività il 1540 e il 1570. Ha scritto un manuale di cucina dal titolo
"Opera dell’arte del cucinare"
diviso in sei volumi che per la presentazione e la comprensibilità costituisce
un esempio dell’eleganza dell’alto Rinascimento. In questo libro vi sono
illustrazioni vivaci e scrupolose per una cucina ideale fornita di tutto ciò
che è indispensabile a un cuoco provetto. Scappi è stato senza dubbio, un uomo
istruito e sembra che sia stato cuoco segreto di Papa Pio V e non si dimentichi pure del cardinale Campeggio in
quanto descrive un banchetto dato in onore del Sacro Romano Imperatore Carlo V,
che il Cardinale conosceva bene. Alla morte del questo cardinale, Scappi né
servi molti altri fino al conclave che nel 1564 proclama papa Pio IV, un
lombardo amante della buona cucina, famoso per le cosce di rana fritte con
aglio e prezzemolo. Nel 1566 prepara il banchetto per l’intronizzazione di Pio
IV e ne fa un resoconto completo. Scappi nei suoi capitoli tratta di tutto ciò
che è alimentare e in più anche diete per malati. Apprezza molto le marinate ed
è esperto in stufati e bagnomaria. È anche il primo cuoco europeo ad esplorare
l’arte della pasticceria.
Si è molto interessato agli
aspetti scientifici del cibo, e la sua esperienza con papi anziani (Pio IV
soffriva di disturbi digestivi) lo rese particolarmente attento ai problemi
sanitari. Oltre ai pasticci tipicamente italiani e alla pasticceria, un’altra
caratteristica a questo cuoco, è il suo amore per i latticini e per la carne di
vitello e i salumi. Molti suoi piatti prendono il nome da città italiane,
famose per la buona tavola, ha lasciato anche ricette internazionali. È stato
il primo a far conoscere quell’aggeggio a due denti, rozzo, chiamata forchetta
che a quei tempi serviva a scavalcare i voluminosi collari a gorgiera dell’epoca.
lunedì 4 marzo 2013
IN ATTESA DEL 12° PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
In attesa della nomina del 12° Presidente della Repubblica, l’Associazione Immagine per il Piemonte propone il corso “DAI RE AI PRESIDENTI: 150 anni di Capi di Stato in Italia. Grandi segreti e piccole virtù di 4 Re e 11 Presidenti raccontati da vicino” suddiviso in 8 lezioni di storia da marzo a giugno 2013 presso la Sala Principe Eugenio dell’Associazione, in via Legnano 2/b a Torino. Info: 345 0536937 – info@immagineperilpiemonte.it
I Capi di Stato dell’Italia sono stati finora 15: quattro Re e undici Presidenti della Repubblica. Da Umberto dalle bianche mani a Umberto II, la millenaria storia delle dinastia che ha fatto l’Italia registra i sovrani come capi morali degli italiani. Dal nascita del Regno (marzo 1861) la loro storia si confuse con quella del Risorgimento italiano. La monarchia sabauda svolse, durante questo periodo, anche una funzione di mediatrice tra l’Italia e l’Europa e fra gli italiani dei vari Stati ancora poveri di tessuto connettivo, mentre, dopo l’unità, si caratterizzò sempre più come monarchia fondata sul consenso popolare. Durante il Ventennio fascista si addensarono su di essa “nebbie e nubi”: la persona e le funzioni stesse del re furono gradualmente offuscate da quelle del duce nel quadro di una “diarchia” della quale uno degli elementi, il fascismo, conservava l’originaria vocazione repubblicana. Il Regno d’Italia (1861-1946) ebbe vita fino al 2 giugno 1946, data in cui un referendum istituzionale decretò la fine della monarchia e la nascita della repubblica. I sovrani furono 4: Vittorio Emanuele II, Umberto I, Vittorio Emanuele III e Umberto II.
Il primo presidente eletto secondo il dettato della Costituzione fu Luigi Einaudi. Il presidente eletto con il più ampio margine fu Alessandro Pertini che, nel 1978, raggiunse l'83,6% dei consensi (ossia 832 voti su 995). Giovanni Leone fu invece il Presidente che ottenne, nel 1971, il minor numero di consensi: il 52,0% (ossia 518 voti su 996). La sua elezione fu anche la più difficile e lunga della storia repubblicana, in quanto richiese 23 scrutini, protraendo i lavori parlamentari per quasi 25 giorni. Antonio Segni fu il primo presidente a dimettersi anticipatamente, a causa di un ictus. Poi, Giovanni Leone (nel 1978) e Francesco Cossiga (nel 1992), lasceranno in tono polemico pochi mesi prima a causa di contrasti ed incomprensioni con il Parlamento e i media. Enrico De Nicola è l'unico ad aver ricoperto sia l'incarico di Presidente del Senato che della Camera (quest'ultimo ruolo durante il Regno d'Italia). Ricoprì, successivamente, anche il ruolo di Presidente della Corte Costituzionale. Nella sua vita si ritrovò ad essere quindi la prima, la seconda, la terza e la quinta carica dello Stato. Cossiga (insieme a De Nicola) ha ricoperto anche l'incarico di Presidente del Senato, mentre, sempre Enrico De Nicola, Giovanni Gronchi, Giovanni Leone, Alessandro Pertini, Oscar Luigi Scalfaro e Giorgio Napolitano ricoprirono precedentemente anche la carica di presidente della Camera dei Deputati (Cossiga, Gronchi, Leone e Scalfaro vennero eletti proprio mentre ricoprivano la carica di presidente di una delle due Camere). Giuseppe Saragat ricoprì invece la carica di Presidente dell'Assemblea Costituente. Segni, Leone, Cossiga e Ciampi sono gli unici ad aver ricoperto la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri. Leone e Napolitano sono, fino ad oggi, gli unici presidenti che ricoprivano già il ruolo di senatore a vita. Nel mese di maggio 2013 verrà eletto il 12° Presidente della Repubblica Italiana. Come recita l’articolo 83 della Costituzione: “Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All'elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze… L'elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell'assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta”.
Il fattore umano è prevalente, ma è il Palazzo del Quirinale, con le sue vicende e i suoi personaggi, lo scenario spettacolare nel quale si svolgono gli avvenimenti che si vanno trasformando da cronaca in storia. Il Quirinale. Con i suoi undici inquilini, da De Nicola a Napolitano, ha sempre giocato un ruolo cruciale, anche quando è sembrato restare nell’ombra e nel silenzio (vgc).
![]() |
| Cambio della guardia davanti al Palazzo del Presidente della Repubblica. |
Iscriviti a:
Post (Atom)








