Translate

giovedì 20 settembre 2012

LA POLITICA DOPO CAVOUR: SE NE PARLA IN UN CONVEGNO DI STORIA A CASTELLAMONTE


Per il terzo anno nello scenografico maniero di Castellamonte si tiene un convegno di storia per fare il punto sull’eredità del Risorgimento. L’Associazione Nigra, il Comune e Immagine per il Piemonte organizzano sabato 22 alle 15,30 (ingresso libero) il simposio "L'Italia del dopo Cavour 1861-1918: il ruolo di Nigra nel processo di unificazione nazionale", che vide il grande canavesano diventare il portabandiera della diplomazia italiana dell’800 guadagnandosi ammirazione e stima da parte delle potenze europee. L’evento, in occasione della 52^ Mostra della Ceramica, vede la partecipazione di storici, giornalisti e ambasciatori: Aldo A. Mola, Massimo Spinetti, Nerio Nesi, Roberto Favero, Luigi Sardi. Chiude il pomeriggio di cultura e spettacolo lo scoprimento di un busto a Nigra, opera del ceramista Roberto Perino, che verrà collocato nella principale sala riunioni diplomatica della Farnesina a Roma.

Sabato 22 settembre 2012 nel Castello di Castellamonte si svolgerà la terza edizione dei Simposi dedicati a Camillo Cavour e Costantino Nigra, due dei grandi protagonisti del nostro Risorgimento, organizzati dall'Associazione con la collaborazione del Comune di Castellamonte e l’Associazione Immagine per il Piemonte, in occasione della 52^ edizione della Mostra della Ceramica. Quest'anno il tema scelto è: "L'Italia del dopo Cavour 1861-1918: il ruolo di Costantino Nigra nel processo di unificazione nazionale", che vide il grande canavesano diventare il portabandiera della diplomazia italiana dell'Ottocento guadagnandosi ammirazione e stima da parte di tutte le grandi potenze europee.
Aprirà il convegno l'intervista, condotta dal moderatore, il giornalista e storico Vittorio G. Cardinali, al Presidente della Fondazione Cavour, Nerio Nesi, che risponderà a domande sull'eredità politica che il grande statista Camillo Benso conte di Cavour lasciò agli italiani. Poi Roberto Favero parlerà del ruolo di Nigra per l'annessione delle Venezie all'Italia, quindi lo storico e scrittore prof. Aldo A. Mola illustrerà la figura dell'altro grande collaboratore di Cavour, Isacco Artom, tra gli artefici dell'annessione all'Italia del Lazio e di Roma.
L'ambasciatore Massimo Spinetti, già rappresentante italiano a Vienna, parlerà di Nigra Ambasciatore a Vienna, la principale sede diplomatica europea, fulcro della Triplice Alleanza tra Germania, Austria e Italia mentre il giornalista Luigi Sardi illustrerà le fasi che portarono all'annessione del Trentino Alto Adige all'Italia.
Un intermezzo in prosa, condotto dall'attore Mario Brusa coadiuvato da Simona Salvetti, darà ai presenti la possibilità di apprezzare quella nota diplomatica di Nigra che fece grande scalpore, all'epoca, nel mondo diplomatico parigino, risollevando il problema di Venezia, ancora sotto la dominazione austriaca, durante una gita in gondola coll'Imperatrice Eugenia sul lago del Castello di Fontainebleau.
Concluderà il ricco pomeriggio di cultura e spettacolo lo scoprimento di un busto a Nigra, opera del ceramista Roberto Perino, che l'Associazione ha fatto realizzare su richiesta del Ministero degli Affari Esteri, che lo collocherà nella principale Sala Riunioni diplomatica della Farnesina in Roma, a testimonianza del fondamentale ruolo che Nigra svolse per la nostra Patria nell’ambito della più alta diplomazia europea (rf-vgc).


lunedì 17 settembre 2012

RICORDO DEL PITTORE OTTAVIO MAZZONIS DI PRALAFERA


Ottavio Mazzonis tra arte, industria e ragione ricordato in una bella mostra

Ricordare un pittore di spiccate capacità ma di carattere riservato e schivo – com’è quello di ogni piemontese doc – non è facile. Ci hanno pensato il Museo di Arti Orientali e la Fondazione a lui dedicata organizzando tra 2011 e 2012 la mostra “Ottavio Mazzonis 1955-2010. Arte, industria, ragione in Palazzo Mazzonis” (v. S. Domenico 11) proprio nella sale della dimora che lo vide nascere nel 1921. Sono esposti cartoni preparatori di grandi dimensioni, un modelletto e un bozzetto, un repertorio fotografico, oltre a due busti in gesso raffiguranti il maestro e la sua musa Silvia.
Noto a livello internazionale per le sue fortunate esperienze espositive che, nell'arco di 50 anni, hanno visto le sue tele nelle più prestigiose rassegne pubbliche e in importanti gallerie, Ottavio Mazzonis si è spento nel 2010 a novant’anni dopo aver goduto in vita di una fama consolidata derivante dalla qualità del suo impegno, basato sulla continua ricerca e su di un entusiasmo coinvolgente.
Di lui il criitico d'arte Vittorio Sgarbi ha scritto: «Pochissimi torinesi conoscono Mazzonis, pittore che guarda alla tradizione settecentesca con grande ariosità e con una straordinaria sensibilità simbolista. Insomma, soprattutto nell'arte torinese, chi dipinge è colpevole, chi fa altre cose è creativo», mentre l’amica di famiglia Bianca Locatelli ne sottolinea il tratto umano: «Era un uomo schivo e riservato – nello stile piemontese più schietto e antico – così come nella pittura elaborava uno stile classico e figurativo amato da molte generazioni. Aborriva l’arte moderna».
Con la Fondazione “Ottavio Mazzonis”, l’artista ha lasciato alla presidente Silvia Pirracchio il compito di proseguire la diffusione della sua magnifica arte. Pittore e scultore, era nato a Torino nel 1921. Le sue grandi opere toccano tematiche tradizionali (dai soggetti religiosi alle composizioni, dai ritratti alle nature silenti, dai nudi ai paesaggi) e sono specchio rivelatore di un artista che ha saputo conquistarsi presto una sua cifra nell'ambito dell'arte italiana del Novecento (vgc).

GESTA E AVVENTURE DEL PRINCIPE EUGENIO IN UNA NUOVA BIOGRAFIA EDITA DA MURSIA


Wolfgang Oppenheimer – Vittorio G. Cardinali 

La straordinaria avventura del Principe Eugenio

L’Achille sabaudo al servizio degli Asburgo

PREFAZIONI di Otto Von Habsburg - Maria Gabriella di Savoia



Presentazione

Torino e Vienna sono due città europee con molti punti in comune: entrambe orbitano su un fiume, hanno spazi verdi, in particolare la collina, vantano una notevole vitalità culturale e sono state capitali di illustri monarchie. Savoia e Asburgo hanno retto per secoli le sorti di un piccolo regno transalpino e di un grande impero transnazionale: due casate alternativamente alleate e nemiche, che hanno salvato gli antichi domini e il trono grazie ai servigi di uno stratega dalla triplice nazionalità (francese, italiana e austriaca), il feldmaresciallo imperiale Eugenio di Savoia Soissons. Due regni crollati nel XX secolo a causa di terribili conflagrazioni mondiali.
In questa biografia, La straordinaria avventura del Principe Eugenio. L’Achille sabaudo al servizio degli Asburgo, scritta da Wolfgang Oppenheimer nel 1979, che oggi presentiamo ampliata e aggiornata in molte sue parti, la storia ribadisce, a distanza di oltre tre secoli, l'importanza dei rapporti tra Piemonte e Austria, nel più ampio contesto europeo. Perché se gli austriaci del Settecento creavano il mito del principe di origini sabaude per le sue gesta militari e la sua magnificenza di mecenate, onorando innanzitutto un italiano, oggi i piemontesi possono riscoprire la grandezza del condottiero al servizio dell'Impero, così trascurato sotto la Mole e così amato nella capitale asburgica.
Stratega e diplomatico, uomo di Stato e fautore della cultura, questo personaggio vissuto tra il 1663 e il 1736 è visto in modo diverso al di qua e al di la delle Alpi. Per l’Austria è stato un grande, ma da noi cosa si sa di Eugenio, che Federico di Prussia considerava uno dei più grandi condottieri di tutti i tempi? Poco o niente, perché l’Italia si lascia rubare quello che le appartiene.
Proprio per colmare questa grossa lacuna e sottolineare con un’iniziativa culturale privata l’importanza non solo italiana e piemontese, ma la grandezza e il respiro europeo di Eugenio, fin dal 1994 l’Associazione Immagine per il Piemonte, da me presieduta, ha curato numerose iniziative sulla figura del principe per rendere omaggio al grande condottiero e all'uomo politico che fra i primi ebbe una visione globalizzante dell'Europa.
Nato francese, figlio di madre italiana e di padre savoiardo, il grande condottiero sabaudo dedicò la sua vita al servizio della casa d’Asburgo. Per questo su un lato del suo monumento a Vienna sta scritto: Al glorioso vincitore dei nemici dell’Austria. Proprio il servizio (fedele sempre al giuramento fatto a ventidue anni) era stato la stella polare della sua vita, mentre l’arte, che lo indusse a raccogliere quadrerie e biblioteche splendide, fu la sua passione costante.
Infatti, i meriti di Eugenio di Savoia Soissons furono straordinari non solo in campo militare, ma anche diplomatico e culturale. Anche per questo su un altro lato del monumento sta scritto: Al saggio consigliere di tre imperatori.
La sua variegata personalità gli permise di salvare l’Impero alla fine del Seicento, dall’invasione ottomana e lo guidò a raccogliere capolavori d’arte con lo spirito del collezionista settecentesco, così come in quegli anni si delineava tale figura nelle principali Corti europee.
Le sue collezioni d’arte provenienti dal palazzo del Belvedere a Vienna formano oggi il corpus principale delle raccolte della Galleria Sabauda di Torino, vanto della città. A questo principe esperto di arte militare, i torinesi devono la liberazione della città e la vittoria contro la Francia, che permise al Ducato di Savoia di trasformarsi in quel regno (di Sicilia, poi di Sardegna) destinato a diventare nel 1861 il regno dell’Italia unita.
Proprio su questo mecenate - che l’Accademico di Francia Marc Fumaroli ha definito “l’Achille francese al servizio degli Asburgo” - sono puntati i riflettori in questo 2012 in occasione della prima raffinata mostra a lui dedicata in Italia. Curata da Carla Enrica Spantigati nella Reggia di Venaria Reale si può ammirare “I quadri del Re: le raccolte del Principe Eugenio”: 130 opere di celebri artisti che tornano a costituire la “quadreria della Reggia” in attesa dell’allestimento definitivo della nuova Galleria Sabauda nella manica nuova di Palazzo Reale a Torino.
Di buon auspicio per il lettore leviamo i calici nel ricordo del principe Eugenio come si usava fare ai suoi tempi in Inghilterra:
Drink, drink, drink we then
A flowing glass to Prince Eugene
(Beviam, beviam, beviam ordunque / un bicchiere traboccante al Principe Eugenio).

Vittorio G. Cardinali
 Torino, giugno 2012

Prefazione dell'Arciduca Otto d'Asburgo
Al principe Eugenio di Savoia, che Napoleone annoverò fra i grandi condottieri, spetta un posto di primo piano nella storia del secolo XVIII. Guida e stratega delle grandi battaglie, in esse non si esaurì. Più importanti, infatti, ci appaiono oggi la lungimirante capacità politica, le straordinarie doti di statista che gli consentirono di subordinar le azioni belliche a una ben più ampia concezione, e di porre alla politica asburgica obiettivi lontani; vorrei dire, anzi, obiettivi senza tempo.
Eugenio riuscì a scorgere, oltre i propri limiti storici, ciò che noi cominciamo a capire soltanto ora, provati come siamo dalle catastrofi del XX secolo: la visione di un’Europa naturalmente unitaria pur nelle sue diverse articolazioni. Il vecchio mondo non potrà che spegnersi lentamente, se non riuscirà a realizzare il progetto unitario. Eugenio, due secoli fa, intuì ciò che Coudenhove Kalergi ci disse chiaramente solo nel 1922. E a ragione Biagio Curini definì «genio europeo» questo personaggio del tutto fuori del comune. Gli storici hanno troppo a lungo trascurato lo statista e l’accorto architetto politico. Ed è proprio questi che, oggi, assume per noi un significato preminente, se vogliamo riconoscere nella storia non una scienza statica, da museo, ma una maestra di politica.
Dobbiamo quindi essere grati a Wolfgang Oppenheimer, il quale ha scritto una biografia che esalta il ruolo europeo di Eugenio.
Quest’opera non ha solo un valore scientifico per coloro che sanno riconoscere nel passato i germi del futuro, quando veramente la funzione della storia serve alla vita. È un testo che ci fa capire come spetti a noi, che viviamo nel presente, edificare quanto i grandi uomini riuscirono a intravedere. Il mio augurio è quindi che siamo in molti a leggere questo libro.                               Otto von Habsburg +

LA SABAUDA NON CHIUDE MA SI SDOPPIA TRA TORINO E VENARIA


In due sedi auliche i tesori della Galleria d’arte voluta da Carlo Alberto

L’idea è di quelle eccezionali. In attesa della nuova sede di una delle pinacoteche più importanti d’Italia sdoppiamone il patrimonio così il pubblico di appassionati e di turisti potranno goderne per alcuni mesi i capolavori in due luoghi storici diversi della città: la reggia di Venaria e la manica nuova di Palazzo Reale.
Dopo qualche decennio di attesa dal 19 marzo è scattata la chiusura all’ultimo piano del palazzo del Museo Egizio della Galleria Sabauda istituita nel 1832 per volontà di re Carlo Alberto, dove le opere soffrivano per poco spazio e scarsa visibilità. In attesa dell’allestimento definitivo delle collezioni negli spazi della Manica nuova di Palazzo Reale, all’ombra del campanile del duomo, 96 opere saranno esposte al pubblico per garantire continuità di fruizione della principale pinacoteca. E’ nato così l’evento “I quadri del Re” composto da due esposizioni aperte dal 5 aprile al 9 settembre.
 Torino, Europa. Le grandi opere d’arte della Galleria Sabauda” nella Manica nuova, a cura di Edith Gabrielli, con un percorso espositivo che si snoda dal 300 all’800, con uno sguardo dal Piemonte ad altri centri artistici italiani ed europei. Mentre a Venaria l’attenzione sarà concentrata sulla più importante collezione conservata alla Sabauda “Una quadreria alla Reggia: le raccolte del Principe Eugenio di Savoia Soissons” che già nel 1736 un diplomatico inglese indicava come i “più bei dipinti […] di ogni genere che solo le teste coronate potevano permettersi in Europa”. La mostra avrà come fulcro le Sale delle Arti, con il confronto tra la quadreria del Principe e alcune opere provenienti da importanti collezioni conservate oggi al Louvre e alla Gemaldegalerie di Dresda ed appartenute ad altri personaggi di spicco della Corte sabauda residenti nella Parigi dell’epoca, cuore del mercato internazionale dell’arte.
La realizzazione della mostra è del Consorzio La Venaria Reale, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte, della Soprintendenza ai Beni Artistici, Storici ed Etnoantropologici del Piemonte, con il sostegno della Compagnia di San Paolo e sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica.
Dal 5 aprile entreranno in vigore i nuovi prezzi per gli ingressi: la visita omnicomprensiva di reggia, giardini e mostra prevede un unico biglietto: intero: 15 €; ridotto: 10 €; scuole e ragazzi dagli 8 ai 18 anni: 6 €. Sono previste riduzioni, gratuità e convenzioni. Info www.lavenariareale.it (vgc)

venerdì 14 settembre 2012

“LO SCARABEO DI GIADA”, il romanzo di Maria Luisa Giordano ora anche in audiolibro


L’autrice è una delle più grandi biografe di Gustavo Rol

Con la voce di Mario Brusa, il romanzo di Maria Luisa GiordanoLo scarabeo di giada” (Ananke edizioni) diventa un agile audiolibro. E’ stato presentato ieri all’Auditorium Orpheus da Mia Peluso e Ruggero Bianchi a cura dell’Associazione Immagine per il Piemonte. Una storia "normale" se non fosse impregnata di riferimenti all'antico Egitto (da cui il titolo) e al mondo astrale, dal quale Giordano, la notissima biografa del sensitivo Gustavo Rol (1903-1994), ha tratto ispirazione e inserito numerosi riferimenti. Questo grande piemontese affascina ancora molti lettori e appassionati. Abbiamo chiesto alla sua biografa e amica il perché di questo persistente ricordo: “la sua fama e il suo fascino erano legati alle sue straordinaria facoltà, ma anche e soprattutto alla sua umanità, alla sua vivace intelligenza, alla sua profonda spiritualità e alla sua vasta cultura. Il suo stile di vita era sobrio e appartato, coerente e fedele ai suoi principi di credente. Rol dava la dimostrazione che, al di là della materia, esistono delle forze dello spirito che non conosciamo e che provengono da Dio, che lo spirito dell'uomo sopravvive alla morte fisica. Profondamente religioso si riteneva solo uno strumento della grazia divina non un medium o un veggente”.


Conclude la Giordano: “Acquistò ben presto una vasta notorietà che gli consentì di entrare in rapporti di stima e amicizia con alcuni tra i più importanti personaggi del 900, come Fermi, Einstein, D'Annunzio, Mussolini, De Gaulle, Kennedy, Reagan, Cocteau, Dalì, Agnelli, Buzzati, Fellini, Gassmann, Zeffirelli. Soleva dire che la scienza spiega solo il 5% della realtà. Rol è stato un esploratore dell'altro 95%. Dove conferiva all'uomo, come “spirito intelligente” una parte seppur microcosmica, nel mistero dell'universo” (vgc).




L’ACCADEMIA DELLE SCIENZE ARCHIVIO DEL PROGRESSO


Nuovamente fruibili saloni e parti nobili dell’antica Accademia

Chi entra nel palazzo del Museo Egizio si accorge subito del fermento dei lavori in corso: scavi nel cortile antistante l’ala Schiaparelli, traslochi di opere d’arte dalla vecchia sede della Sabauda, chiusa per il trasloco nella manica nuova di Palazzo Reale. C’è una parte dell’imponente edificio meno nota al grande pubblico, ma cuore pulsante della cultura torinese, che ha messo in questi giorni la parola “fine” ai lavori iniziati nel 2005 e finanziati dalla Compagnia di San Paolo per un impegno di oltre 7,8 milioni di euro: tornano all’originario splendore le sale del Collegio dei Nobili, sede dell’Accademia delle Scienze dal 1783, e lo scalone guariniano.
Proprio nella Sala dei Mappamondi, colpita da un disastroso evento nel Natale 2009 e recuperata con un importo inferiore a 1 milione di euro, hanno presentato i lavori, il presidente dell’Accademia delle Scienze, Pietro Rossi, l’avv. Angelo Benessia, presidente della Compagnia di San Paolo, Mario A. Chiorino del Politecnico di Torino e Cosimo Turvani dello Studio I.C.I.S.


Ma i restauri cosa hanno permesso di recuperare? Soffitti, pavimenti e arredi della Sala dei Mappamondi, Sala Solari, Sala dei Cataloghi, oltre alla messa a norma degli impianti e alla realizzazione di sistemi antincendio. Dopo rilievi, saggi e indagini protratti per oltre un anno, nel 2010 sono stati progettati e realizzati, in accordo con le Soprintendenze, gli interventi conservativi e di consolidamento sullo scalone guariniano. Come ha ricordato con orgoglio Benessia: “L’Accademia delle Scienze di Torino è una delle istituzioni di alto interesse storico della nostra regione. La Compagnia di San Paolo ha sostenuto attivamente i rilevanti interventi di ristrutturazione e di restauro nel quadro dell’impegno a favore della valorizzazione del patrimonio artistico del centro storico di Torino”, mentre il presidente Rossi ha sottolineato: “Sono lieto di veder realizzato un programma la cui definizione risale al lontano 2005. Oggi, nonostante le molte difficoltà incontrate, siamo giunti alla fine. Nello stesso tempo è stato restaurato in tutta la sua bellezza anche lo scalone guariniano, uno dei grandi scaloni storici del centro di Torino. Grazie al sostegno costante della Compagnia di San Paolo una parte cospicua dell’antico Collegio dei Nobili è oggi recuperata e restituita alla nostra città”.
In conclusione negli oltre tre secoli di vita, questo palazzo nel cuore di Torino, la cui parte più antica fu costruita dai gesuiti per ospitare il Collegio dei Nobili (scuola dell’alta nobiltà piemontese), ha subito molte trasformazioni a cui oggi si aggiungono queste nuove opere che hanno interessato circa un terzo dell’intero complesso (vgc).