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mercoledì 7 novembre 2012

UN PRINCIPE NELLA BUFERA. 1943-44 UMBERTO II VISTO DA VICINO


Giovedì 15 novembre presso l'Associazione Immagine per il Piemonte (a Torino, in via Legnano2/b) si apre la stagione degli Aperitivi culturali con la presentazione di un inedito diario di un'amico d'infanzia di re Umberto II. Ne parlano il giornalista Roberto Coaloa, Edoardo Pesce e il Gen. C.A. Franco Cravarezza, moderati dal sottoscritto. Un appuntamento con la Storia per approfondire un periodo ancora tutto da chiarire, specialmente per i non addetti ai lavori.
Di cosa si tratta? Ufficiale di ordinanza del principe Umberto di Savoia dal 15 gennaio 1943 al 20 giugno 1944, il conte Francesco di Campello, amico d’infanzia del Principe, gli fu sempre vicino raccogliendone le confidenze e sollecitandolo a recitare una parte attiva. Il diario è un documento eccezionale su Umberto, uomo e principe, ma anche una testimonianza suggestiva su tutto un mondo, monarchico e conservatore, cresciuto nel culto degli ideali risorgimentali e della tradizione liberal-nazionale.
Le pagine dedicate all’8 settembre '43 e ai gironi successivi costituiscono una fonte attendibile, puntuale e minuziosa, ricca di particolari inediti, forse quella definitiva, sugli avvenimenti che portarono al trasferimento del Re e del governo nel Sud. Esse, allo stesso tempo, offrono una drammatica e colorita rappresentazione del clima caotico, della confusione, del senso di smarrimento, delle paure che regnavano in quelle ore, a tutti i livelli, nelle alte sfere governative, nelle gerarchie militari, negli ambienti della Corte. Viene messa in luce, anche, l’emarginazione di Umberto da ogni scelta decisionale e viene sottolineato il dramma interiore del Principe di fronte alla partenza precipitosa da Roma decisa da Badoglio. Campello rivela come fosse stato perfino predisposto un piano per il rientro in aereo di Umberto a Roma, che non fu possibile portare a termine per l’opposizione dei Sovrani e di Badoglio.
Illuminanti sono anche le pagine che rivelano i giochi politici durante il Regno del Sud e svelano le trame per cercare di imporre al re la reggenza: un progetto, questo, poi superato con la Luogotenenza. Non meno suggestive le annotazioni, fitte di giudizi in qualche caso impietosi, sui comandamenti e sulle autorità alleati oltre che su uomini politici italiani di tuti gli schieramenti.
Umberto di Savoia Luogotenente del Regno d'Italia.
Francesco di Campello (1905-1983) appartenente a una illustre famiglia legata alla Casa Reale seguì la carriera militare dapprima in Cavalleria e poi nella Regia Aeronautica. Al fianco di Umberto nel periodo del Sud, si rifiutò di prestare giuramento alla Repubblica nel 1916. Nel dopoguerra si occupò della Federazione Pugilistica Italiana e fu presidente del Circolo della Caccia, una delle istituzioni più antiche e simboliche della Capitale.
Ecco il titolo del volume: “Un Principe nella bufera. Diario dell’ufficiale di ordinanza di Umberto 1943-1944 ” di Francesco di Campello (pp.125, euro 15,00).

venerdì 26 ottobre 2012

MOSTRA D'ARTE SU GIUSEPPE BOSIO AL CIRCOLO UFFICIALI DI TORINO


GIUSEPPE BOSIO, UN ARTISTA TRA EVOCAZIONE E CONFRONTO

Un tuffo nell’800 pittorico piemontese con la mostra antologica patrocinata dall’Associazione Immagine per il Piemonte (a cura di Vittorio G. Cardinali e Carlo Alberto Bosio) che si terrà a Torino dal 7 al 18 novembre 2012. La prestigiosa sede di Palazzo Pralormo in corso Vinzaglio 6 ospiterà la rassegna delle opere di Giuseppe Bosio (orario: martedì-sabato 9-12/14-19; domenica 9-12/14-18; lunedì chiuso) con il patrocinio della Regione Piemonte, della Provincia di Torino e della Città di Torino. Hanno collaborato all’evento: Carlo Alberto Bosio con la consorte Bruna Giusti, Adriano Bosio, Giorgio Bosio, Claudio Farina, Silvia Farina Anglesio e la storica dell’arte Claudia Ghiraldello. Le splendide foto sono di Alberto Armano.

Giuseppe Bosio, autoritratto, 1925, olio su tela (collezione privata).

Ecco una parte della critica alla mostra firmata da Claudia Ghiraldello:
Giuseppe Bosio, nato il 29 dicembre 1875 a Genova, giovanissimo sentì dentro di sé l'ardore della passione per l'arte. La famiglia osteggiò in ogni modo il suo desiderio. Il padre, Carlo, in particolare, essendo titolare di un'azienda di lavorazione di piume con distribuzione a livello nazionale, voleva che il figlio continuasse tale attività. Durante un lungo soggiorno a Palermo, l'incendio appiccato dal padre stesso agli strumenti di lavoro del figlio e la fuga da casa di quest'ultimo, in compagnia del fratello, furono tutt'uno. Il giovane non ebbe esitazioni. In nome del rispetto di se stesso e della sua vocazione artistica, preferì il sacrificio alla quiete e alla comodità di un lavoro economicamente più sicuro. Dopo la fuga da casa, come il fratello si mantenne facendo il mozzo e, a seguire, fu ospitato da parenti per un certo tempo.
Ancora con il fratello avviò poi un’azienda di lavorazione di piume in proprio, fatto questo che gli garantì una certa sicurezza e gli permise di diplomarsi all'Accademia Albertina. Qui ebbe come maestri, oltre a Giovanni Guarlotti e Paolo Gaidano, il famoso Giacomo Grosso. Si laureò, quindi, in Architettura al Politecnico di Torino. Partecipò a rassegne d’importanza nazionale ed annualmente si iscrisse alle collettive torinesi della Società Promotrice e del Circolo degli Artisti; la sua prima mostra risale al 1909.
La pittura era per lui tutto, era una pittura totalizzante, a riflesso conclamato e galvanizzante del suo animo. Durante la guerra, in pensione, egli poté dedicarsi al suo estro in modo totale, ma lo visse come tormento esplicitato in un dipingere nervoso, agitato. Solo nel dopoguerra il suo stile si fece più luminoso, più calmo, a specchio di una serenità interiore ormai raggiunta. Morì egli a Lanzo Torinese il 29 maggio 1972 alla bella età di 97 anni. 
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Tale artista ebbe l'onore di entrare nel Dizionario illustrato dei Pittori, Scultori, Disegnatori e Incisori Italiani Moderni e Contemporanei del Comanducci, sul cui primo volume della terza edizione (1962), oltre alla presentazione critica di lui, si trovano due belle riproduzioni di quadri entrambi consistenti in ritratti: l'uno della figlia Nicoletta, l'altro di una testa di filosofo. Bosio eccelse nella ritrattistica pur essendosi provato ed avendo dato lusinghieri risultati anche nella scenografia e nel paesaggio.
Definito dal citato Oggero "vero sacerdote di un ideale altissimo", considerò l'arte come religione, angolo intimo nel quale esprimere la ricerca del bello e del vero. Sempre di lui, nel luglio 1953, Schaub-Koch scrisse sulla Rivista mensile della Città di Torino e del Piemonte: "Un maestro come Bosio è innamorato del mondo e della vita" e ancora: "La sua opera è una preghiera alla vita, e una preghiera fervente!".
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Proprio del Bosio, nell'archivio di famiglia, esiste una bella fotografia che lo ritrae nel 1946 a Perosa Argentina mentre egli sta dipingendo en plein air e si ripara con un ombrello dal sole... il sole... la luce... Paolo Levi, a riguardo, in occasione della Mostra del Bosio tenutasi al Circolo degli Artisti di Torino nel maggio 1980, affermò del nostro pittore: "Era assai rapido nel dipingere perché temeva, col trascorrere delle ore, il mutare della luce; a volte, invece, indugiava un po' più nei particolari". La luce: amore ed odio... combatté ed adorò la luce Bosio, come Bozzalla, il delleaniano per eccellenza (C.G.)

venerdì 19 ottobre 2012

TUTTE LE CARROZZE DEL QUIRINALE


quattro berline arrivano da torino


Dall’anno del 150° dell’unità d’Italia i torinesi potranno ammirare al Quirinale le più belle carrozze dei Savoia, grazie all'apertura straordinaria delle antiche Scuderie Sabaude, situate all'interno del palazzo presidenziale, edificate dall'arch. Antonio Cipolla nel 1874. Lo potranno fare solo a piccoli gruppi con autorizzazione del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, Servizio Patrimonio: un limite dettato – si legge sul sito www.quirinale.it - dalla “particolare localizzazione degli ambienti espositivi, all'interno di spazi dove si svolge l'attività quotidiana della Presidenza della Repubblica”. Un vero peccato!


Appena insediato al Quirinale re Vittorio Emanuele II, primo re dell'Italia unita, il Ministero della Real Casa si pose il problema di sistemare cavalli, carrozze e corredi di scuderia. Le carrozze in uso alla Corte furono in massima parte realizzate alla fine dell’800 da ditte specializzate: fanno eccezione solo 4 berline piemontesi e 3 del Granducato di Toscana. Le quattro carrozze piemontesi conservate nella Sala della Rotonda sono i pezzi più antichi e pregiati della collezione, spesso utilizzati nelle occasioni più importanti della storia sabauda: un berlingotto del 1789 con la cassa verniciata in oro e dipinta; una berlina del 1817 detta degli sposi perché utilizzata in occasione delle nozze di Vittorio Emanuele II; un’altra berlina (1817) la cui cassa è completamente dipinta con le storie dell'eroe greco Telemaco alla ricerca del padre Ulisse. Nel 1819 il Pregliasco e lo stesso gruppo di artisti impegnati per la fabbricazione delle altre due vetture realizzano anche l’“Egiziana”, costruita per il carnevale del 1819 su ordine di Carlo Felice di Savoia, duca del Genevese, e offerta a sua moglie Maria Cristina di Borbone. In seguito furono tinteggiati in nero gli originari fondi color avorio e la vettura venne utilizzata per i solenni trasporti funebri. Un’occasione unica per un viaggio alla scoperta della Roma piemontese (v.g.c.).


                               

A MILANO BATTESIMO REALE PER IL PICCOLO PRINCIPE AMEDEO, DUCA DEGLI ABRUZZI


Assenti o non invitati i Savoia Carignano

Com’è nello stile sobrio e riservato di casa Savoia Aosta si è tenuto in giugno a Milano per un ristretto gruppo d’invitati, oltre ai famigliari, il battesimo del secondogenito di Aimone e Olga, il piccolo principe Amedeo di Savoia, a cui il nonno, attuale capo della Real Casa di Savoia, ha conferito il titolo di Duca degli Abruzzi, caduto in disuso dal 1933 quanto era morto il celebre principe Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, ammiraglio, esploratore e alpinista al quale è dedicato il Museo della Montagna di Torino.
Al piccolo duca, nato a Neuilly sur Seine (Parigi) il 24 maggio 2011, battezzato dal parroco della Basilica di San Marco, don Luigi Testore, sono stati imposti i nomi Amedeo, in onore del nonno paterno, e Michel, in onore del nonno materno. Le madrine sono state le principessa Mafalda di Savoia e Marina di Grecia e il padrino, l'amico di famiglia George Antaki.

Per la cronaca mondana hanno partecipato al lieto evento, tra le corse divertite del fratellino Umberto e delle cuginette, il principe Amedeo con Silvia di Savoia, il papà e la mamma del battezzato, Aimone delle Puglie e Olga di Grecia, la prima moglie del nonno Claudia d’Orlèans, le zie Mafalda e Maria Cristina di Savoia-Aosta, quest’ultima figlia dell’eroe dell’Amba Alagi. Per la casa reale di Grecia c’erano i principi Michele e Marina con altri esponenti e discendenti di famiglie nobili e case reali europee strettamente imparentate con il battezzato.

Nessun Savoia del ramo Carignano era presente (non è stato invitato, non è potuto intervenire?): né Vittorio Emanuele, né Emanuele Filiberto, né Maria Gabriella. Anche se ormai la querelle tra i due rami sabaudi sembra così remota nel tempo e finita da qualche anno.

Sergio Boschiero, segretario nazionale dell'Unione Monarchica Italiana, sul sito Monarchia.it ha dichiarato: “I monarchici italiani gioiscono assieme alla famiglia reale, adesso che le tre generazioni della gloriosa casata sabauda rappresentano più che mai un’alternativa per il futuro del nostro Paese” (v.g.c.)

LA STORIA INCISA NELLE MEDAGLIE DEI CITTADINI DELL'ORDINE



E’ un modo di raccontare la storia religiosa, artistica, civile e militare di Torino e del Piemonte del tutto inconsueto e molto originale quello scelto dai Cittadini dell’Ordine – società che vanta oltre 140 anni di successi nel campo della vigilanza e della sicurezza – con la stampa del volume di Anna e Alessandro Cremonte Pastorello di Cornour, Di medaglia in medaglia. Momenti di storia (U. Allemandi), la cui presentazione si è tenuta presso “Torino Incontra” con interventi di Massimo Centini, Renzo Rossotti, G. G. Massara e Mario Brusa, in collaborazione con l’Associazione Immagine per il Piemonte.
Dal 1976 a oggi sono state coniate medaglie di innegabile valore (in argento e bronzo) proponendo, ogni anno, un anniversario che, con giusto equilibrio, celebra eventi e personalità ben note alla maggioranza, accanto ad altri eventi e personalità che forse sono ricordati da una più stretta cerchia di persone. Un corpus di grande qualità nato dalla sensibilità della famiglia Cremonte Pastorello, attenta a volgere lo sguardo verso la storia, il bello, la memoria.

Come ha ricordato l'antropologo Massimo Centini nella dotta prefazione: “La medaglia ha in sé qualcosa di arcaico e di eterno. Nel nostro immaginario è soprattutto il segno del raggiungimento di una mèta ambita e ottenuta spesso con fatica. A differenza della moneta, ha un valore in quanto oggetto e non per la cifra che simbolizza. Quindi è un valore relativo e per questo umanissimo. La medaglia si «vince» e celebra il raggiungimento di un risultato. Ogni famiglia, in un modo o nell’altro, una medaglia la possiede: può essere quella in cassetta di sicurezza, quella di un parente che prima o poi sarà lasciata a qualcuno, oppure si materializza con connotazioni velate di mito. Diventa così la protagonista nella ricostruzione di genealogie e glorie familiari, in cui c’è sempre qualcuno che va ricordato per le sue imprese da ritenere straordinarie” (v.g.c.)

martedì 9 ottobre 2012

AMEDEO D'AOSTA EROE DELL'AMBA ALAGI A 70 ANNI DALLA MORTE


Conferenza a Palazzo Cisterna, luogo natìo del principe sabaudo
Tre buoni motivi hanno indotto la Provincia di Torino e il Cento Pannunzio a ricordare il 10 ottobre alle ore 17,30 Amedeo di Savoia, terzo duca d’Aosta. Cade il 70° anniversario della morte del principe, la sede della provincia, Palazzo Dal Pozzo della Cisterna, è il suo luogo di nascita, vengono esposti libri e fotografie sul duca tratte dal fondo Campini della biblioteca “Giuseppe Grosso”, già della duchessa Elena d’Orlèans. Una ghiotta occasione per ascoltare i relatori che parleranno: il presidente della Provincia Antonio Saitta, il direttore del Centro Pannunzio Pier Franco Quaglieni e i generali di Corpo d’Armata Oreste Bovio e Franco Cravarezza.
Cosi ricorda i Savoia Aosta la scrittrice Olghina di Robilant: “Ho spesso parlato e scritto dei Savoia Aosta, i fratelli Amedeo e Aimone, amici fraterni di mio padre e che nella mia infanzia vedevo spesso a casa. Tutte le case, preciso (a quel tempo ne avevamo diverse), anche la villa di Gorizia per l’impegno come ufficiale di aeronautica di mio padre, il quale proprio in quell’aeroporto lavorava (volava) a fianco del principe Amedeo. Ma non ho solo narrato, ho anche cercato nei libri e nelle biografie un ritratto che mi ricordasse com’era realmente quel grande signore che picchiava la testa sull’arco di tutte le porte. Inutilmente. Gli scrittori odierni vanno ad informarsi su Internet o documenti vari, senza però rilevare il carattere e la personalità genuina di chi evocano. Manca la memoria. Manca il ricordo. Manca anche la voglia. Così l’eroe dell’Amba Alagi è sempre rimasto in quel confino della sua morte, mentre per me era un eroe a tutto tondo e continuamente.
Ho trovato finalmente un testo biografico in rete:
(http://www.asso4stormo.it/arc_05/arc_05_02/arc_05_02_02/text_05_02_02_01.htm)
che rispetta quel personaggio e mi concedo di metterlo integro sul mio blog, sperando anche che sia letto con lo spirito grandioso e magnifico di quella personalità”.
La conferenza a Palazzo Cisterna permette anche di esporre materiale proveniente dal Fondo Campini della Biblioteca storica “Giuseppe Grosso”. Nel 2003 la Biblioteca provinciale acquisì questo fondo librario, proveniente dalla biblioteca della duchessa Elena d’Orléans, così denominato dal nome di Otto Campini, secondo marito della duchessa Elena, sposata in prime nozze con il Duca d’Aosta Emanuele Filiberto, figlio della principessa Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna.

Sono esposte due opere fondamentali dovute alla penna del duca Amedeo, Appunti ed impressioni sul Congo Belga (Roma, 1925) e Studi africani (Bologna, 1942) che raccoglie, oltre agli studi sul Congo, una scrupolosa documentazione sui rapporti giuridici fra gli Stati e le popolazioni indigene delle colonie. In mostra anche l’interessante diario fotografico della madre del duca, Elena d’Orléans, Da Napoli a Duala (Capodimonte, 1932-33). Si possono ammirare poi Da Addis Abeba a Nairobi col duca d’Aosta. Ricordi di un fedelissimo, opuscolo in cui la morte del duca è raccontata dal medico personale Edoardo Borra; Amedeo duca d’Aosta, pubblicazione dell’Istituto del Nastro Azzurro fra combattenti decorati al valor militare (Roma, 1953); Amedeo d’Aosta, il prigioniero del Kenya di Alfio Beretta (Milano, 1956) e, dello stesso autore, Con Amedeo d’Aosta in Africa orientale italiana in pace e in guerra (Milano, 1952); Amedeo d’Aosta a cura di M. Leonardi (Roma, 1966); Amedeo di Savoia viceré di Etiopia di Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon (Roma, 1942) e infine Il duca d’Aosta di Orio Vergani (Roma, 1942).
Chi era Amedeo di Savoia terzo duca d’Aosta? Figlio di Emanuele Filiberto, secondo duca d’Aosta, e di Elena di Borbone-Orléans, nacque a Torino il 21 ottobre 1898, nel palazzo dei Dal Pozzo della Cisterna. Ereditata dalla madre la passione per l’Africa, appena diciottenne si recò in Somalia con lo zio Luigi Amedeo, duca degli Abruzzi. Insieme esplorarono il fiume Uebi Scebeli e costruirono una ferrovia e un villaggio battezzato Villaggio Duca degli Abruzzi. Nominato nel 1937 governatore generale dell’Africa Orientale Italiana e viceré di Etiopia, partecipò nel 1941 alla battaglia dell’Amba Alagi. Prigioniero di guerra degli inglesi, morì a Nairobi, in Kenya, il 3 marzo 1942 (vgc).

martedì 25 settembre 2012

LA PRINCIPESSA MARIA PIA A TORINO


La figlia di Re Umberto II ha presentato il suo libro di ricordi
Dopo molti anni di assenza da Torino la primogenita degli ultimi reali d’Italia Umberto II e Maria José, la principessa Maria Pia di Savoia è ritornata nella capitale sabauda invitata dal Consiglio Regionale del Piemonte, presidente Valerio Cattaneo. L'occasione è nata dalla presentazione del suo libro “La mia vita, i miei ricordi” (Milano, Mondadori), insieme a quello del suo secondo marito, Michele di Borbone Parma, dal titolo in francese “Un prince dans la tourmente” (Paris, Nimrod). Con testi e fotografie, la principessa Maria Pia, nata nel Palazzo Reale di Napoli nel 1934, ripercorre i passi salienti della sua esistenza, in cui episodi privati s’intrecciano ad avvenimenti pubblici, accompagnando il lettore in un viaggio sul filo del tempo tra vita familiare e mondanità, frequentazione del jet-set e attività filantropiche, impegno culturale e riflessione spirituale (vgc).