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giovedì 19 giugno 2014

PICCOLI PRINCIPI da MADRID a STUPINIGI. Un'elegante e piccola mostra per rivalutare un gioiello del 700 piemontese


Elisabetta di Lorena, 1720 ca.
Dal novembre 2011 la Palazzina di Caccia di Stupinigi non faceva più parlare di se, mentre riprende la sua dignità di museo del Settecento da oggi fino al 30 dicembre con l’esposizione Piccoli Principi a Stupinigi di 19 dipinti appartenenti alla collezione dei ritratti degli infanti sabaudi che arredavano un tempo la galleria dei ritratti della palazzina di caccia. Si tratta di un'anteprima di alcune chicche sui 33 dipinti sul tema.
Pittore francese, Principessina di Lorena in fasce, sec. XVIII,  I quarto
Proprio nel giorno d’insediamento del nuovo re di Spagna Filippo VI, affiancato dalle due piccole figlie le Infante Leonor e Sofia, da Madrid a Stupinigi si ammirano i ritratti dei figli della Casa regnante sabauda, come ha scritto Federico Zeri: “già dalla nascita il rampollo della classe dominante è visto come colui che, da adulto, occuperà un posto di comando. Egli è l’anello di congiunzione tra il presente e il futuro”.
Senza contare un altro aspetto che collega i due eventi: sia la palazzina di Stupinigi che il palazzo reale di Madrid sono costruiti su disegno del grande architetto di Corte Filippo Juvarra.
Giuseppe Duprà, Maria Giuseppina con mappa e colomba, 1760 ca.
Una piccola mostra allestita da Elisabetta Ballaira e Angela Griseri posta lungo l’attuale percorso di visita nell’antibiblioteca e nella biblioteca alfieriane, mentre i restauri in corso hanno permesso di riaprire da poco il salone dell’anticappella e la cappella di S. Uberto. I commissari Giovanni Zanetti e Cristiana Maccagno hanno ricordato che l’Ordine Mauriziano è un ente autonomo che deve gestire e valorizzare beni pubblici (oltre a Stupinigi, le abbazie di Ranverso e Staffarda, l’Archivio Storico, secondo dopo quello di Stato), sottolineando che da poco tutta la struttura operativa della palazzina (22 dipendenti) si è insediata in un’ala apposita, senza dimenticare il fondamentale apporto degli sponsor, come la Consulta per i beni artistici e culturali di Torino. Ma senza un coordinamento tra sistemi culturali del territorio – sempre nelle parole dei commissari – non si può assicurare continuità ed efficienza della fruizione. “Con la reggia di Venaria i rapporti sono aperti – sottolinea Maccagno – ma siamo enti diversi”.
Dalla lettura dei quadri restaurati emergono le storie dei figli di re Carlo Emanuele III e delle tre mogli, Anna Cristina Luisa di Baviera, Polissena d’Assia Rheinfels ed Elisabetta di Lorena, di mano della pittrice torinese Maria Giovanna Battista Clementi, detta la Clementina. Un altro gruppo è quello dei figli di re Vittorio Amedeo III e di Maria Antonia Ferdinanda di Spagna, databili tra il 1760 e il ‘68 e realizzati dai pittori torinesi Domenico e Giuseppe Duprà. A conclusione il gruppo dei principini di Orléans e di Lorena di scuola francese. Si rimane colpiti da due piccoli stretti in fasce come mummie. Fin dalla nascita il neonato regale deve essere chiuso entro rigide strutture, che gli rendono impossibile ogni movimento autonomo. Come scrive sempre Zeri: “secondo la mentalità del 700 il bambino è qualcosa di negativo, se non pericoloso, perché ignora del tutto il ruolo che, una volta cresciuto, dovrà assumere” (V.G.C.)
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Piccoli Principi a Stupinigi (fino al 20 dicembre), Stupinigi, Nichelino, tel. 011-3581220 - www.ordinemauriziano.it - facebook.com/Stupinigi.Mauriziano Orari: mart.-ven. 10-17,30 dalle 10 alle 17.30; sab. e festivi 10-18.30, lun. chiuso. Ingresso mostra e percorso museale: intero 12 €, ridotto 8 €

Vista su Torino dal balcone del Salone d'Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi.

martedì 8 aprile 2014

IL COLLARE CHE TI FACEVA DIVENTARE CUGINO DEL RE. Esposti alla Fondazione Accorsi-Ometto 7 Collari della SS. Annunziata


Chi ne era insignito poteva fregiarsi del titolo di cugino del Re. Solo principi del sangue e alte personalità nazionali e internazionali potevano portare la più importante delle onorificenze sabaude: il Collare della SS. Annunziata. Anche se non riconosciuto dalla Repubblica, l’Ordine supremo della SS. Annunziata rimane il maggior ordine cavalleresco della monarchia sabauda e del regno d'Italia, istituito intorno al 1362-64 da Amedeo VI di Savoia detto il “Conte Verde” (www.ordinidinasticicasasavoia.it) e definitivamente cessato nel 1983 con la morte dell’ultimo re d’Italia, S. M. Umberto II.
Gran collare dell’Ordine supremo della Santissima Annunziata, metà del XIX secolo.
Princisbecco (?), oro e smalti. Torino, Palazzo Reale

Piccolo collare dell’Ordine supremo della Santissima Annunziata (appartenuto a Luigi Cibrario, vicepresidente del Senato del regno, ministro di stato, insignito del titolo di cavaliere da Vittorio Emanuele II nel 1869). Argento e oro. Torino, Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto
Ne parliamo perché torna d’attualità dall’8 aprile al 29 giugno alla Fondazione Accorsi-Ometto di Torino con l’esposizione nella sala degli oggetti montati di sette collari dell’Ordine, tra cui uno proveniente da Palazzo Reale di Torino. L’occasione nasce dal recente acquisto da parte della Fondazione del piccolo collare che appartenne al conte Luigi Cibrario, storico e uomo politico (www.fondazioneaccorsi-ometto.it).
L'Ordine del collare fu in origine una società o fratellanza cavalleresca, come quelle già organizzate alla Corte sabauda per tornei e nel corso di questi 650 anni subì numerose modifiche. Con Vittorio Emanuele II, nel 1869, diventò la suprema ricompensa per i personaggi segnalatisi per eminenti servigi resi nelle alte cariche dello Stato. Nel 1924 re Vittorio Emanuele III portò i cavalieri insigniti a 20, esclusi il sovrano, principi, ecclesiastici, personaggi stranieri. Con il titolo di eccellenza e di cugino del re, avevano obbligo di giurare fedeltà secondo la formula costituzionale, diritto alla precedenza sulle cariche dello Stato dopo i cardinali, diritto agli onori militari.
Piccola curiosità. Sembrava che il duca Amedeo d’Aosta e il principe Vittorio Emanuela volessero concedere in prestito i loro collari alla Fondazione. Hanno poi cambiato idea. Forse memori di quanto clamore creò la "questione Collari" nel 1983 dopo la morte di Re Umberto. Nelle disposizioni testamentarie del sovrano tutti i collari erano destinati all’Altare della Patria in Roma. Dopo le dimissioni dei due esecutori testamentari, re Simeone di Bulgaria e il langravio Maurizio d'Assia-Kassel, furono però trattenuti a Ginevra da Vittorio Emanuele. Rispondendo al ministro Ronchey che li reclamava, il figlio del Re disse in un'intervista rilasciata ad Alain Elkann: “I Collari dell’Annunziata sono un ordine prestigioso fondato da Amedeo IV attorno al 1300 e appartengono all’Ordine di cui io sono il Gran Maestro e depositario. Quindi non posso venderli...” (V.G.C.)
Particolare del Gran Collare di Palazzo Reale (Torino)



Orari di visita della mostra: mart.-ven.10-13; 14-18; sab. e dom. 10-13; 14-19, lun. chiuso.

giovedì 12 dicembre 2013

ALBERTO BOLAFFI RICEVE IL XIX PREMIO DI CULTURA L'ARCANGELO.





La XIX edizione del Premio di Cultura L’Arcangelo, attribuito dall’Associazione Immagine per il Piemonte ad una personalità che abbia dato lustro con la sua condotta di vita, le sue azioni, il suo esempio alla nostra Regione, è stata assegnata quest’anno ad un esperto di fama mondiale, Alberto Bolaffi. Se soltanto si pronuncia il suo cognome si evocano immagini attinte dalla memoria di tutti noi: dal periodo della nostra infanzia, in particolare, quando venivamo attratti magicamente da figure, profili, colori impressi su francobolli o monete, primi passi di quelle che, da adulti, avremmo trasformato in vere collezioni, alimentate da autentica passione.
Cerimonia di premiazione della XIX edizione de L'Arcangelo (da sin. Martini, Cardinali e Bolaffi). Foto Carlo Cretella
Bolaffi è, si può dire da sempre, sinonimo di collezionismo di altissima qualità, ma non solo. E’ soprattutto la storia di una famiglia che ha fatto del buon gusto, dell’amore per la cultura, dell’interesse per il bello, declinato in preziosi oggetti, uno stile di vita.
Con modestia, Alberto Bolaffi afferma che per parlare di lui occorre necessariamente fare riferimento alle figure di suo nonno, che portava il suo stesso nome, e di suo padre Giulio. Due imprenditori filatelici di fama e livello internazionali.
Il nonno Alberto, nato a Livorno nel 1874 da un’importante famiglia di commercianti di penne di struzzo e pietre preziose residente a Gibilterra, pur rimanendo cittadino britannico si trasferì in giovane età a Torino. Studente molto brillante, poliglotta, iniziò a soli sedici anni un’attività nel settore filatelico che lo portò ben presto ad essere uno dei periti più prestigiosi; giunse quindi al vertice del commercio mondiale di francobolli. Responsabile dell’organizzazione dell’Esposizione di Torino del 1911 divenne inoltre fornitore della Real Casa e curatore della collezione filatelica della regina Elena del Montenegro. Sposato con Vittoria Foa ebbe quattro figli, di cui Giulio era il primogenito. Quando si spense nel 1944, la sua attività fu proseguita proprio da Giulio, nato nel 1902 a Torino.
Alberto Bolaffi nella sede storica della sua azienda in via Cavour a Torino.
Diplomato al Liceo classico D’Azeglio e laureato in Giurisprudenza, partigiano, poi cavaliere di Gran Croce, Giulio si dedicò con passione all’attività filatelica e al collezionismo con straordinari risultati; sulle orme del padre decise di firmare e periziare solo gli esemplari in ineccepibile stato di conservazione. In tal modo il suo nome divenne sinonimo di qualità ed è ancor oggi impresso su numerose rarità mondiali. Nel 1945 fondò il primo news magazine italiano del dopoguerra, La settimana nel Mondo, dal quale nacque la rivista La settimana filatelica, che in seguito assunse il titolo Il Collezionista. Nel 1956 pubblicò lo storico Catalogo Bolaffi dei francobolli italiani, e nel 1961 creò la casa editrice che porta il suo nome. Sposato con Palmina Seghesio, ebbe due figli, Stella ed Alberto, che avrebbe seguito la sua strada. Lasciò questo mondo nel 1987.
Suo figlio Alberto, al quale viene conferito il XIX Premio di Cultura L’Arcangelo presieduto dal conte Alessandro Cremonte Pastorello di Cornour, è nato a Torino il 6 gennaio 1936. Coniugato con Nicoletta Cacciatore ha due figli, Giulio Filippo e Nicola Alberto. Terminati gli studi secondari in Svizzera, dopo la guerra Alberto torna in Italia; avvezzo all’uso del francese deve nuovamente apprendere il nostro idioma. Inserendosi nelle attività della famiglia si dedica, tuttavia, ad un filone particolare, la filografia, ovvero l’interesse per tutto ciò che è comunicazione scritta, con una predilezione per il mondo dei francobolli. I suoi interessi si distribuiscono dunque su un arco molto ampio e risultano assai variegati e poliedrici spaziando dai reperti della scrittura occidentale alla filatelia per proseguire con la numismatica, i manifesti, le memorabilia spaziali, la parola scritta tecnologica, la  bibliofilia (testi rivoluzionari del XX secolo e ippologia latina e italiana). E’ inoltre tra i primi a manifestare un’attenzione per l’arte astratta, da cui scaturisce una passione per la pittura del Novecento.
Sul piano professionale è stato Amministratore Delegato delle varie società Bolaffi e della Bolaffi Mondadori; giornalista pubblicista, ha diretto Il Collezionista, ed ha scritto numerosi saggi. Ha curato la pubblicazione di cataloghi e periodici su vari argomenti quali arte, viaggi, gastronomia, enologia, collezionismo spaziale. Dalla fine degli Anni 60 con la Fratelli Fabbri Editori e poi con altri editori in Italia e all’estero ha pubblicato le prime enciclopedie che al contesto tecnico-letterario univano concretamente gli oggetti relativi al contenuto delle stesse (francobolli, monete, carte telefoniche, conchiglie, profumi…). Si è anche occupato di pubblicazioni di contenuto zoo-sociologico.
Il Cav. Lav. Alberto Bolaffi.
Oggi è Reggente della sede di Torino della Banca d’Italia, Presidente e Amministratore Delegato della Plurinvest, holding delle attività Bolaffi, e della Svi.Co. (Società per lo Sviluppo del Collezionismo). Membro di molte accademie e associazioni di assoluto prestigio, come il nonno e il padre ha firmato il Roll of Distinguished Philatelists. E’ l’unico membro onorario non britannico della Royal Philatelic Society di Londra, che nel 1997 gli ha conferito la Tilleard Medal, premio assegnato alle più importanti collezioni.

Con il 2013 Alberto Bolaffi ha consegnato il testimone al figlio Giulio Filippo, che ha l’impegnativo ma entusiasmante compito di continuare nel percorso intrapreso da chi lo ha preceduto, sempre all’insegna del motto di famiglia «amore significa conoscenza, conoscenza significa amore», mutuato da Aristotele: un ispiratore che si erge come un gigante dalle pagine della storia del pensiero occidentale, una luce sicura per illuminare il cammino. Basti rammentare che lo Stagirita fu istitutore di Alessandro Magno e venne celebrato nella Commedia di Dante come “maestro di color che sanno”… 
Luca Martini
Segretario Generale dell’Associazione Immagine per il Piemonte

venerdì 6 dicembre 2013

EZIO GRIBAUDO e il Concilio Vaticano II tra l'Imperatore Santo e Papa Wojtyla. Mostra d'arte a San Mauro Torinese

Gribaudo nel suo studio tra le opere dedicate al Concilio Vaticano II
Dall’8 al  26 dicembre 2013, nella Sala della Giunta del Palazzo Municipale del Comune di San Mauro Torinese, in via Martiri della Libertà 150, si terrà la mostra d’arte contemporanea “Ezio Gribaudo e il Concilio Vaticano II. Tra l'Imperatore Santo e Papa Wojtyla”, a cura di Paola Gribaudo e Ioannis Kantzas. Orari: lunedì-sabato 16-20, mattino su prenotazione; domenica 11-12. Info: tel. 011.8228011. Entrata libera. La mostra s’inserisce nelle manifestazioni di Natale del Comune, che si concluderanno con il Presepe vivente organizzato dall’Associazione Orsarese.

Come sottolinea il Sindaco, Ing. Ugo Dallolio, nella presentazione del catalogo Skira: “l’Amministrazione Comunale e la Cittadinanza di San Mauro danno il benvenuto all’artista Ezio Gribaudo, la cui notorietà supera i confini nazionali, basta leggere la voce a lui dedicata dalla grande “Enciclopedia Treccani”: “Pittore, scultore e grafico italiano. Ha studiato architettura e si è interessato alle tecniche grafiche e tipografiche. Vicino alle esperienze di Tapies, Burri, Fontana, Gribaudo esalta l'importanza della materia; per le sue tavole (rilievi, rilievi e serigrafie, bassorilievi) e per le sue sculture, realizzate in polistirolo (Logogrifi), usa prevalentemente il bianco su bianco. Come grafico ha ricevuto numerosi premî (Quadriennale di Roma, 1965; Biennale di Venezia, 1966; Biennale di San Paolo del Brasile, 1967)”.
Le opere in mostra nel Palazzo Comunale richiamano i grandi eventi del 2013, in particolare l’Anno della Fede, il cinquantenario del Concilio Vaticano II e l’Anno costantiniano oltre alla futura canonizzazione di Papa Wojtyla, che con Giovanni XXIII, sarà proclamato santo il prossimo 27 aprile 2014. Le opere del maestro Gribaudo sono state esposte per la prima volta a Torino nel 1964 da Gian Enzo Sperone alla Galleria “il Punto”, nel 1965 a Roma alla Galleria Pogliani e nel 1963 da Cardazzo a Venezia alla Galleria del Cavallino e sono documentate nell’Enciclopedia del Concilio Vaticano II.
Ora, dopo cinquant'anni, sono raccolte in un volume Skira, accompagnate da testi inediti di don Andrea Pacini e Ivan Fassio oltre ad un’antologia di testi, da Albino Galvano a Luigi Carluccio, da Andreina Griseri a Giuseppe Marchiori, da Nicola Miceli e Martina Corgnati unitamente ad una poesia di Cesare Zavattini e ad un testo di Sua Eminenza il Cardinale Francesco Coccopalmerio.
L’esposizione “Ezio Gribaudo e il Concilio Vaticano II. Tra l'Imperatore Santo e Papa Wojtyla” vuole anche ribadire l’importanza del legame ecumenico tra Oriente e Occidente – molto caro al piemontese Cardinale Carlo Maria Martini.
Il Comune di San Mauro Torinese con questo omaggio a Gribaudo intende proseguire il suo impegno nei confronti di quegli artisti che hanno contribuito all’evoluzione dell’arte contemporanea in Piemonte, in Italia e all’estero (vgc).

giovedì 28 novembre 2013

IL LUOGOTENENTE DEL RISORGIMENTO. Conferenza finale degli Aperitivi dell'Ass. Immagine per il Piemonte



Perché un personaggio di tale statura, che tanto ha influito sugli eventi che
hanno contraddistinto uno dei periodi più importanti, significativi e complessi
della storia d'Italia, ha trovato così poco riscontro presso gli storici
tanto da essere quasi dimenticato?



Si conclude il ciclo autunnale degli Aperitivi Culturali dell’Associazione Immagine per il Piemonte con una conferenza su un artefice del Risorgimento dimenticato: Eugenio Emanuele di Savoia Carignano Villafranca (1816-1888): il Luogotenente del Risorgimento, ritornato all'attenzione dei lettori ad opera del gen. Mauro Ferranti, autore della biografia Eugenio di Savoia-Carignano (Umberto Soletti Editore, 2013 www.umbertosolettieditore.com). Il 28 novembre nella Sala Principe Eugenio in via Legnano 2/b a Torino con l'autore intervengono: Marco Albera (Fondazione Accorsi-Ometto), il Ten. Col. Marcello Marzani (Comando Regione Militare Nord), l’editore Gianluca Soletti. Modera: lo storico e giornalista Vittorio G. Cardinali. Saranno presenti: Leopoldo Francesco Villafranca Soissons con il figlio Daniel Alexis Villafranca Soissons della famiglia dei Conti Villafranca Soissons (Milano), discendenti del Principe Eugenio Emanuele di Savoia.

Mauro Ferranti, Generale di Brigata in ausiliaria e appassionato studioso di storia patria, dopo anni di faticoso lavoro, propone la sua completa e avvicente biografia di Eugenio di Savoia Carignano che, come recita il sottotitolo fu "un artefice del Risorgimento Italiano". Un'indagine rigorosa e di ampio respiro su di un personaggio fondamentale eppure, stranamente, a lungo trascurato dalla storiografia maggiore.
Eugenio di Savoia-Carignano fu al centro e all’acme del potere durante tutto il gravido periodo storico del Risorgimento, dai primi moti del 1821 fino al susseguirsi degli eventi che in meno di cinquant’anni portarono all’unificazione dell’Italia.
Ammiraglio comandante della Marina Sarda, Luogotenente del Re in più occasioni, incaricato di missioni politiche e diplomatiche di delicata importanza, ebbe sempre posizioni di grande evidenza e di grandi responsabilità e fu sempre ascoltato consigliere al fianco di tre sovrani sabaudi: Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II e Umberto I.
Stimato e ammirato allora per le sue capacità e il suo attaccamento all’Italia e alla casa regnante, andrebbe nuovamente celebrato come fece, nel 1899, lo storico Emilio Pinchia: “La nostra Nazione deve ricordare quanto tatto, quanto patriottismo, quanto accorgimento politico fosse in quel principe che si mantenne volontariamente in disparte, discreto e devoto a lato del trono, pronto all’opera, fido nei consigli, e con un riserbo tanto più meritevole quanto più era sicuro il suo ingegno. Il nobile portamento, la dignità dei modi, l’inflessibile lealtà della sua condotta, lo fanno degno di reverente memoria, come italiano e come principe di Savoia” (vgc)

mercoledì 13 novembre 2013

OMICIDIO A CORTE. Massimo Centini indaga sulla misteriosa morte di Amedeo VII, il Conte Rosso



Il terzo appuntamento degli "Aperitivi Culturali 2013" dell’Associazione Immagine per il Piemonte si tiene giovedì 14 novembre, sempre nella Sala Principe Eugenio, via Legnano 2/b alle ore 18, ed è incentrato sull’ultimo libro di Massimo Centini, Omicidio a Corte. Indagine sulla morte del Conte Rosso, Amedeo VII di Savoia, edito da ArabA Fenice, prefazione di Vittorio G. Cardinali, costituisce un’interessante occasione per una lettura diversa di un frammento della storia sabauda. Con l'autore ne parlano lo storico Vittorio G. Cardinali e il docente Roberto Solari. Infatti, la morte di Amedeo VII, detto il Conte Rosso, è circondata da un’aura di mistero. Una fine naturale, a seguito di un grave incidente di caccia, o avvelenamento?
Amedeo VII il Conte Rosso
Da tempo gli storici cercano di dare una risposta. Ci prova oggi Massimo Centini: vestendo i panni dell’investigatore, prova a raccogliere indizi e informazioni, materiali d’archivio e notizie, organizzando il tutto con un’impostazione criminologica. Ne scaturisce un quadro interessante, sempre radicato nella storia e a tratti avvincente.
Un caso del XIV secolo raccontato con linguaggio semplice, ma sempre scientifico, che offre ai lettori tutte le necessarie informazioni metodologiche per l’approccio alle diverse tematiche trattate all’interno del testo. Un pratico contributo è costituito da tutta una serie di box distribuiti nei singoli capitoli e utili per approfondimenti e chiarimenti tecnici.
L’ultima fase della vita del Conte Rosso – che ha la sua scenografia nel castello di Ripaille – se osservata tenendo conto del brulicare di fatti che l’hanno caratterizzata, si presenta con i toni di un autentico giallo, anche se il plot è totalmente immerso nella storia e costellato di risvolti misteriosi, intrighi, presunte congiure e forse un po’ di magia.

Il clou della questione riguarda soprattutto le cause della morte Conte Rosso. La vicenda giuridica che ne seguì portò alla luce presunti errori diagnostici e terapie discutibili. Infatti, i rimedi impiegati dell’epoca potevano essere talmente bizzarri e lontani dall’attuale farmacopea da non consentire un giudizio in merito.
Intrighi di corte e manovre di potere, inevitabili in anni di frequenti guerre e segnati da un continuo ridisegno dei confini dei singoli domini, si inseriscono a buon titolo nel legittimare la vicenda come un vero e proprio giallo a sfondo storico: un lontano e misterioso episodio, contemporaneamente un’interessante testimonianza di storia e non ultima una vicenda che può essere osservata in modo suggestivo e appassionate attraverso l’ottica criminologica (vgc)

mercoledì 16 ottobre 2013

350° DELLA NASCITA DEL PRINCIPE EUGENIO DI SAVOIA. Celebrazioni a Torino.


Vienna 18-10-2013 riapertura del Winterpalais del Principe Eugenio
Quest’anno si celebra a Torino e a Vienna il 350° anniversario della nascita del principe Eugenio di Savoia Carignano Soissons, condottiero, stratega e mecenate.
L’Associazione Immagine per il Piemonte (v. Legnano 2/b, Torino, tel. 335 216045, info@immagineperilpiemonte.it) commemora la sua figura europea con una conferenza, un itinerario culturale e una celebrazione religiosa, in contemporanea con Vienna, dove si svolge l’inaugurazione del restaurato Palazzo d’Inverno del principe sabaudo, nella Himmelpfortgasse 8, al centro della capitale imperiale.
Nella conferenza di storia e costume – che si terrà il 18 ottobre - Secondo Furno Marchese parla dei"Savoia Soissons e Mancini: due famiglie tra processi, intrighi e potere" mentre Pietro Terzolo, presidente del Centro Studi Eugeniani, descrive "La partenza da Parigi del giovane Eugenio...".
Una messa anniversaria per i 350 anni della nascita del principe viene officiata il 19 ottobre alle 18,30 dal Rettore della Real Chiesa di Santa Cristina don Adolfo Ferrero, alla presenza di una rappresentanza del Gruppo Storico Militare Pietro Micca. Infine il 25 ottobre ci sarà una passeggiata culturale di mezza giornata dedicata alle orme lasciate dal principe sabaudo a Torino. Inizia dalle Reali Tombe della Basilica di Superga e si conclude nel centro storico di Torino per approfondire la genialità militare del condottiero. La prenotazione è obbligatoria e può essere effettuata direttamente sul sito www.piemonteitalia.eu; telefonando al numero verde 800.329.329
La genialità militare con cui liberò la città dagli assedianti francesi, quella genialità per cui era ammirato da Napoleone, da Federico il Grande e per cui divenne per antonomasia l’eroe senza rivali della Monarchia absburgica. La Vienna di oggi è impensabile senza di lui. Nato francese (Parigi, 18 ottobre 1663), figlio di madre italiana e di padre savoiardo, dedicò la sua vita al servizio della casa di Absburgo. Per questo su un lato del suo monumento a Vienna sta scritto: “Al glorioso vincitore dei nemici dell’Austria”. Proprio il servizio (fedele sempre al giuramento fatto a ventidue anni) era stato la stella polare della sua vita, mentre l’arte che lo indusse a raccogliere quadrerie e biblioteche splendide, fu la sua passione costante. Infatti, i meriti di Eugenio furono straordinari non solo in campo militare, ma anche diplomatico e culturale. Anche per questo su un altro lato del monumento sta scritto: “Al saggio consigliere di tre imperatori”.
Ebbe un alto concetto dell’amicizia e le vittorie sulle armi della Francia furono tanto merito suo quanto del comandante inglese Marlborough: esiste una medaglia su cui sono raffigurati come Castore e Polluce.
Come dice Henderson nella sua ampia biografia, tre furono i durevoli successi della sua vita: impedì che l’impero fosse conquistato da Luigi XIV; infranse l’ultimo assalto all’Occidente della potenza ottomana e, infine, fu uno dei maggiori mecenati delle arti che il mondo abbia mai visto. Nonostante tutte le vittorie e gli incarichi ricoperti sdegnò le tentazioni sia del fasto che della ricchezza, conducendo una vita semplice e preferendo dotare la città che lo ospitava di palazzi e monumenti che la abbellissero.
Come acutamente scrisse Rousseau, che compose due odi in onore di Eugenio, fu imparando a vincere se stesso che apprese a domare i suoi più fieri nemici.
Al principe Eugenio di Savoia spetta un posto di primo piano nella storia del secolo XVIII. È stato guida e stratega di grandi battaglie, ma più importanti ci appaiono oggi la lungimirante capacità politica e le doti di statista che gli consentirono di porre alla politica asburgica obiettivi lontani.
Ma da noi cosa si sa di Eugenio, che Napoleone considerava uno dei più grandi condottieri di tutti i tempi? «Se ne sa poco o niente – ha scritto il filosofo Anacleto Verrecchia - perché l’Italia, per una provinciale forma di sciovinismo alla rovescia, si lascia scippare facilmente quello che in qualche modo le appartiene. Forse perché siamo più abituati a portare la livrea che a reggere il bastone del comando».
La sua variegata personalità gli permise di salvare l’Impero, alla fine del Seicento, dall’invasione ottomana e lo guidò a raccogliere capolavori d’arte con lo spirito del collezionista settecentesco, così come in quegli anni si delineava tale figura nelle principali corti europee. Dal palazzo del Belvedere a Vienna, le sue collezioni d’arte formano oggi il corpus principale delle raccolte della Galleria Sabauda di Torino, vanto della nostra città. I torinesi gli devono la liberazione della città e la vittoria contro la Francia, che permise al Ducato di Savoia di trasformarsi in quel regno (di Sicilia, poi di Sardegna) destinato a diventare il Regno dell’Italia unita.
Questo è il personaggio che quest’anno si celebra, e senza l’intervento determinante del quale Torino, il Piemonte e l’Italia non avrebbero raggiunto la situazione attuale (vgc).
Nella R. Chiesa di S. Cristina l'affresco con il voto di Vittorio Amedeo II ed Eugenio di Savoia.