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lunedì 17 settembre 2012

RICORDO DEL PITTORE OTTAVIO MAZZONIS DI PRALAFERA


Ottavio Mazzonis tra arte, industria e ragione ricordato in una bella mostra

Ricordare un pittore di spiccate capacità ma di carattere riservato e schivo – com’è quello di ogni piemontese doc – non è facile. Ci hanno pensato il Museo di Arti Orientali e la Fondazione a lui dedicata organizzando tra 2011 e 2012 la mostra “Ottavio Mazzonis 1955-2010. Arte, industria, ragione in Palazzo Mazzonis” (v. S. Domenico 11) proprio nella sale della dimora che lo vide nascere nel 1921. Sono esposti cartoni preparatori di grandi dimensioni, un modelletto e un bozzetto, un repertorio fotografico, oltre a due busti in gesso raffiguranti il maestro e la sua musa Silvia.
Noto a livello internazionale per le sue fortunate esperienze espositive che, nell'arco di 50 anni, hanno visto le sue tele nelle più prestigiose rassegne pubbliche e in importanti gallerie, Ottavio Mazzonis si è spento nel 2010 a novant’anni dopo aver goduto in vita di una fama consolidata derivante dalla qualità del suo impegno, basato sulla continua ricerca e su di un entusiasmo coinvolgente.
Di lui il criitico d'arte Vittorio Sgarbi ha scritto: «Pochissimi torinesi conoscono Mazzonis, pittore che guarda alla tradizione settecentesca con grande ariosità e con una straordinaria sensibilità simbolista. Insomma, soprattutto nell'arte torinese, chi dipinge è colpevole, chi fa altre cose è creativo», mentre l’amica di famiglia Bianca Locatelli ne sottolinea il tratto umano: «Era un uomo schivo e riservato – nello stile piemontese più schietto e antico – così come nella pittura elaborava uno stile classico e figurativo amato da molte generazioni. Aborriva l’arte moderna».
Con la Fondazione “Ottavio Mazzonis”, l’artista ha lasciato alla presidente Silvia Pirracchio il compito di proseguire la diffusione della sua magnifica arte. Pittore e scultore, era nato a Torino nel 1921. Le sue grandi opere toccano tematiche tradizionali (dai soggetti religiosi alle composizioni, dai ritratti alle nature silenti, dai nudi ai paesaggi) e sono specchio rivelatore di un artista che ha saputo conquistarsi presto una sua cifra nell'ambito dell'arte italiana del Novecento (vgc).

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